Ne è valsa la pena in questi anni parlare della parabola politica vincente e convincente di Pedro Sánchez, del complesso slalom politico che lo ha condotto a guidare per quasi otto anni e il Partito Socialista Operaio Spagnolo per quasi dieci, risultati politici positivi che si sono assommati a innegabili successi sul piano economico tanto da trasformare l’esperienza spagnola in un modello di riferimento per le sinistre socialiste e democratiche in Europa.

Altrettanto vale la pena parlarne oggi che sta attraversando una bufera di carattere politico-giudiziario che ha fatto sovvenire a molti socialisti italiani l’adagio leopardiano “... com’è simil il tuo costume al mio...” memori della “character assassination” che colpì negli anni Novanta il Partito Socialista Italiano e il suo leader.

Analogie che perfidamente gli avversari politici sottolineano per augurare una simil sorte all’antico partito spagnolo, la prima forza del paese con un consenso che supera in ogni caso il 30%, associandola alla vicenda del PSI vaso di coccio in mezzo ai vasi democristiani e a quello che rappresentava la più grande forza europea del Comunismo Internazionale che aveva sede a Mosca.

Gli scandali che stanno scuotendo il Psoe come in una corrida hanno avuto diverse fasi di preparazione in attesa di infilare il toro Pedro Sánchez. I Picadores hanno infilzato per primo il segretario organizzativo del Psoe Abalos, finito in una trama di tangenti e donne, poi hanno roteato attorno alla famiglia del premier in un crescendo scandalistico fondato sul reato oscuro delle cosiddette “influenze” che fanno necessariamente di una raccomandazione un traffico illecito.