L'ultima accusa coinvolge un'ex faccendiera e militante del Psoe. Che avrebbe dossierato pm e poliziotti che indagavano sulla moglie del premier. Il governo traballa e gli alleati sono pronti a mollarlo
Un presunto complotto. Per destabilizzare i procedimenti giudiziari che riguardavano il Partito socialista o il governo. Ordito, secondo l’accusa, dall’ex faccendiera e militante del Psoe Leire Díez Castro. Nota come “la fontanera” (ovvero: la consigliera-ombra) e già arrestata in un’inchiesta per presunte tangenti. Questa è l’indagine che ha portato alle perquisizioni nella sede dei socialisti a Madrid mentre Pedro Sánchez arrivava ieri mattina in Vaticano per l’udienza con papa Leone XIV. E che oggi fa traballare il governo di sinistra. A indagare è il giudice dell’Audiencia Nacional Santiago Pedraz, vicino alla sinistra. I reati contestati sono associazione a delinquere, corruzione, traffico di influenze, rivelazione di segreti, falsa testimonianza e reati contro le istituzioni dello Stato.
Leire Díez Castro è nei guai da un anno. A giugno 2025 erano state diffuse una serie di registrazioni audio in cui tentava di ottenere informazioni compromettenti su procuratori, giornalisti e investigatori. Tutti coinvolti nelle indagini nei confronti di Begoña Gómez e nel “Caso Koldo”. La moglie di Sánchez è accusata di traffico di influenze illecite. Díez è una giornalista ed è stata responsabile della comunicazione per Enusa, azienda spagnola del nucleare. Poi ha lavorato per Correos (il servizio postale spagnolo). È stata anche vicesindaca del comune cantabrico di Vega del Pas tra il 2011 e il 2014, pur risiedendo a Portugalete (Vizcaya). Secondo l’accusa lavorava sotto la diretta supervisione del capo dell’organizzatore del PSOE, Santos Cerdán.











