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Ultimo aggiornamento: 20:18

Quanto tempo ha davanti a sé Pedro Sànchez come capo del governo in Spagna? La domanda è quasi da terno al lotto per un leader politico dato più volte per spacciato e che ogni volta ha saputo rimettere insieme i cocci, uscendo dalle macerie senza un granello di polvere. Ora, però, tocca ripetere una formula forse già usata in passato: è il momento di crisi più acuta del governo socialista che guida il Paese da sette anni contraddistinti da alti e bassi, nel consenso popolare e nell’unità delle sue maggioranze, a volte perfino variopinte. Il premier socialista è sotto assedio: l’inchiesta per corruzione che va sotto il nome di “Caso Koldo” ha scalato un gradino dopo l’altro l’organigramma del Psoe, arrivando al numero 3 Santos Cerdan, che oggi ha dato le dimissioni dagli incarichi dirigenziali e come deputato, e si aggiunge ad altri indagati eccellenti come l’ex ministro dei Trasporti José Luis Abalos e del consulente di quest’ultimo, Koldo García Izaguirre (da cui il nome giornalistico della storia). Cerdan è accusato di presunta corruzione e associazione per delinquere in una vicenda di tangenti su contratti pubblici: secondo gli investigatori era l’intermediario delle mazzette a favore di Abalos e Koldo Garcia. Sia Abalos sia Cerdan erano figure nominate ai vertici del partito proprio dal capo, Sànchez.