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Ultimo aggiornamento: 9:41

La Spagna paga un prezzo altissimo per la corruzione. Instabilità e perdita di credibilità avanzano, nonostante il premier socialista Pedro Sánchez, con non poche contorsioni, provi a rassicurare per evitare una crisi politica che sarebbe un salto nel buio. Sánchez, con voce fioca, ha chiesto scusa agli spagnoli e ai votanti del Psoe per aver scelto stretti collaboratori (l’ex ministro José Luis Ábalos, plenipotenziario di Valencia, e Santos Cerdán, al vertice dell’organizzazione del partito) protagonisti – secondo le indagini della Procura Anticorruzione – di un’articolata rete corruttiva in appalti pubblici, manifestando peraltro nelle conversazioni intercettate uno spiccato ‘machismo’ che imbarazza un partito dichiaratamente femminista.

Il premier non è direttamente coinvolto, ma gli viene unanimemente riconosciuta la colpa di affidare i posti chiave alle persone sbagliate. Se fosse a capo di un dipartimento aziendale sulle risorse umane sarebbe un pessimo dirigente.

La corruzione ha riflessi politici – con la destra che già assapora il gusto del ribaltone elettorale nelle consultazioni del 2027 -, ma prim’ancora economici. Negli ultimi cinque anni la Spagna ha goduto di ampia fiducia internazionale, figurando nella classifica dei primi dieci paesi dell’Unione europea sul potenziale in investimenti stranieri diretti. E proprio l’aumento degli investimenti stranieri, accompagnato dall’esplosione delle presenze turistiche e dall’incremento delle esportazioni, hanno portato ad una crescita pari al doppio di quella registrata nell’Eurozona, con previsioni del 2,3% per il 2025 secondo l’agenzia JP Morgan e dell’1,7% per il prossimo anno.