«Il ciclo politico di Pedro Sanchez è finito, l’unica domanda rimasta è quando arriverà la fine, se prima o dopo». La pietra tombale sul governo socialista spagnolo non arriva dall’opposizione di destra, ma dall’interno della stessa coalizione, dal reddivivo partito “populista” di sinistra Podemos che è tornato a contare qualcosa dopo essersi sfilato da Sumar. E non poteva che arrivare proprio da quel partito che si è rifatto un’immagine al femminile con la leader Ione Belarra e la pasionaria Irene Montero, già nota per le sue incursioni con la kefiah a Strasburgo e soprattutto per essersi ribellata all’eurodeputatoAlvise Pérez che ha osato rivolgersi a lei con un «querida Irene» (cara Irene). «Sono deputata, non cara.
Si tolga un po’ di machismo di dosso» rispose la Montero diventando in un sol colpo in Spagna un eroina femminista (in passato, quando rivestiva la carica di ministro della Pari Opportunità nel secondo governo Sanchez, si era anche distinta per aver speso 1,2 milioni di euro per una campagna a favore dell’obesità femminile e dei peli sotto le ascelle).
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