Il toro Pedro Sanchez è disceso nuovamente nell’arena parlamentare, è riuscito a non capitolare definitivamente ma i colpi a lui assestati all’interno e soprattutto dall’esterno dell’emiciclo sono arrivati e determinano l’attuale fase drammatica della politica spagnola che avrà conseguente riverbero sulla politica europea.
L’esperienza di governo delle sinistre piu significative nell’Europa Continentale e anche quella più performante, a giudicare dalla eloquente crescita economica che classifica la Spagna in testa a tutti i paesi dell’Unione, si sta sfarinando dinnanzi a una serie di scandali giudiziari veri o presunti che circondano l’Inner circle della leadership di Sanchez.
Certamente vi è un concorso di forze reazionarie che hanno contribuito a un’offensiva simultanea, in testa la cupola giudiziaria dei membri dell'Associazione Professionale della Magistratura (APM), la più grande e influente del Paese di chiaro timbro conservatore e legato all’ancien regime franchista, così come esistono delle influenze esterne che sono aumentate allorquando Sanchez ha osato sfidare l’alleato americano non sottoscrivendo il patto leonino proposto da Trump sulle spese militari, e condannato a più riprese la condotta statunitense nel Golfo e l’acritica posizione assunta dinnanzi a quello che ripetutamente, e con coraggio, Sanchez ha definito “genocidio” del popolo palestinese.









