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Marianna Peluso

Con la moglie, 15 anni fa, ha aperto a Cadice la Cremeria Gelato Italiano: «Dietro il bancone ci sono cucina e matematica»

Dal Veneto all’Andalusia, passando per la chimica e la medicina. Carlo Guerriero, 45 anni, nato a San Donà di Piave (Venezia), è salito al primo posto del Gelato Festival World Ranking 2026, la classifica mondiale dei maestri del gelato artigianale. Alla Cremeria Gelato Italiano, aperta quindici anni fa a Cadice con la moglie Carmen Murga Arrabal, Guerriero ha messo insieme le sue radici venete, la formazione scientifica e un gusto diventato simbolo del suo percorso: lo Sherrymisù, incontro tra tiramisù e vini di Jerez. Un’evoluzione tecnica che gli è valsa, per la prima volta nella storia del premio, l’ambita qualifica delle cinque corone.

Quanto contano le sue origini venete? «Sono il mio trampolino: ho trascorso la mia infanzia nel Veneziano. Quando avevo dieci anni, la mia famiglia si è trasferita in Romagna, a Bellaria, dove sono rimasto fino all’università. Però quell’origine veneta è rimasta dentro la mia storia, anche nel modo in cui guardo ai dolci. Penso al tiramisù, per esempio: nasce da una cultura domestica molto veneta, dallo “sbattutin”, uovo e zucchero, che poi nel tempo diventa dessert e simbolo italiano. Io oggi vivo e lavoro a Cadice, ho costruito lì la mia gelateria e la mia famiglia, ma nel gusto che più mi rappresenta, lo Sherrymisù, c’è anche questo: una radice veneta che incontra l’Andalusia e i vini di Jerez».La sua formazione non è comune per un gelatiere... «Ho studiato Ingegneria chimica all’Università di Bologna, poi Biologia a Urbino e Biomedicina all’Università di Cadice. Adesso sto facendo anche un dottorato in biomedicina. Chi viene dal mondo della scienza tende a entusiasmarsi davanti ai processi, agli equilibri, alle trasformazioni. Il gelato è un prodotto complesso: proprio come la pasticceria, include matematica, ingredienti, proporzioni, però lavora con il freddo. Dentro c’è più scienza di quanto si possa immaginare».