L’intervento di Tony Blair arriva nel momento più delicato per il governo di Keir Starmer.

Con un saggio di quasi seimila parole pubblicato dal suo Institute for Global Change, l’ex premier laburista rompe il silenzio e si inserisce apertamente nella battaglia per la successione alla guida del Labour, tracciando una diagnosi durissima dello stato del partito e del Paese.

Il messaggio è netto: il Labour rischia di perdere il potere se sceglierà di spostarsi a sinistra o di trasformare la crisi attuale in una semplice guerra di personalità tra possibili eredi.

Blair, il leader che portò il Labour a tre vittorie consecutive nel 1997, 2001 e 2005, salvo poi uscire a pezzi dalla sciagurata adesione alla guerra in Iraq, sostiene che il problema del governo non sia il carattere di Starmer, né la comunicazione, ma l’assenza di una strategia economica coerente in un mondo attraversato da trasformazioni epocali, prima fra tutte quella dell’intelligenza artificiale.

Secondo l’ex premier, Downing Street appare incapace di offrire una direzione chiara, mentre il Regno Unito continua il suo “lungo scivolamento verso la retrocessione dalla Premier League delle nazioni”. È una critica che colpisce al cuore il progetto politico dell’attuale inquilino di Number Ten.