Tony Blair è tornato all’attacco, e stavolta colpisce il suo stesso partito. Con un saggio di oltre 5.700 parole pubblicato dal Tony Blair Institute for Global Change (TBi), l’ex premier ha sferrato una delle critiche più pesanti mai rivolte a un governo laburista in carica. L’accusa centrale è netta e senza sconti: il Labour di Keir Starmer “sta giocando con il fuoco” perché “non ha un piano coerente per il Paese” e si trova nella posizione politica sbagliata per elaborarne uno e vincere un secondo mandato.
Blair attacca frontalmente diverse scelte dell’esecutivo: le nuove tutele per i lavoratori giudicate troppo rigide e anti-crescita, l’insistenza sull’obiettivo ambientalista del net zero che impone costi eccessivi alle imprese, gli aumenti salariali sopra l’inflazione e una politica fiscale poco amichevole verso il mondo degli affari. L’ex premier invita il partito a ritornare al “radical centre”, a rivedere i target climatici, ad aprire di più al business, a gestire l’immigrazione con pragmatismo e a riconsiderare i rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump in chiave strategica. Secondo Blair, solo un profondo aggiornamento della visione centrista può permettere al Labour di affrontare le sfide dell’AI, della geopolitica globale e della crescita economica.










