Come non bastasse la lotta fratricida in corso, ad acuire la crisi del Labour ci si mette anche Tony Blair. L’accusa dell’ex leader e primo ministro travolge tutto: Keir Starmer, Andy Burhnam, Wes Streeting. Nessuno viene risparmiato nel saggio pubblicato sul sito del think tank di Blair. Titolo: “Il Partito laburista sta giocando con il fuoco, mettendo a repentaglio il proprio futuro e quello del paese”. La colpa principale è di non avere “un piano definito” capace di rispondere alle esigenze di un mondo a pezzi. Per Blair, la battaglia per la leadership appare svuotata di senso “se non si parte da un dibattito politico”. C’è da riflettere e raddrizzare il tiro. La vittoria plebiscitaria di due anni fa non è arrivata “per acclamazione”, ma per mancanza di alternative credibili. Da allora, il governo è rimasto “saldamente ancorato alla zona di comfort del partito”, e quindi su posizioni di sinistra moderata, quando invece bisognava puntare al centro. Per cui, senza comprendere questo aspetto, un cambio al vertice sarebbe “irrilevante”.

La strada tracciata da Blair è pragmatica, ma rappresenta un passo indietro sotto tanti aspetti. Per tornare a crescere, secondo l’ex premier il Regno Unito dovrebbe abbandonare le sue velleità ambientaliste. Dunque Starmer dovrebbe “eliminare quelle parti del programma per le emissioni zero che privilegiano l’energia pulita rispetto a quella più economica”, come petrolio e gas. “D’ora in poi, bisogna assicurarsi che i fatti corrispondano alle parole in materia di crescita”. Blair suggerisce anche di ripensare il modello sociale del Labour, tagliando sulla spesa pubblica. “Come possiamo giustificare un aumento per il welfare quando è già alle stelle, le tasse sono alte e continueranno ad aumentare, e ci viene detto che dobbiamo incrementare il budget per la difesa in previsione di una possibile guerra?”. Scendere a patti con la realtà, insomma. Viene scredita anche il tentativo di Starmer nei confronti dell’Unione europea, a cui Londra sta provando a riavvicinarsi. La Brexit “non è mai stata la soluzione alle sfide che la Gran Bretagna ha dovuto affrontare nel 2016”, sottolinea Blair, contrario all’uscita dall’Ue. Tuttavia, “invertire la rotta non è la soluzione. Il nostro rapporto con l’Europa dovrebbe essere parte di una strategia globale per il futuro del Regno Unito che inizia qui in patria”.