Un lungo saggio in cui demolisce quello che sono oggi diventati i suoi colleghi di partito. Il Regno Unito, per l'ex premier, rischia di diventare irrilevante. E non fa sconti a nessuno: «Cercare di costringere il primo ministro a dimettersi prima ancora di aver definito la nuova linea politica non è un modo serio di comportarsi»

«Il Partito Laburista sta giocando con il fuoco; o, per essere più precisi, con il proprio futuro e quello del Paese». Sir Tony Blair ha parlato. E le sue parole rischiano di scatenare il temporale, definitivo, che potrebbe spazzare Keir Starmer da Downing Street. In un saggio sostiene che l’attuale governo laburista non abbia un “piano coerente” per il Paese. E che abbia introdotto politiche che ne hanno ostacolato lo sviluppo economico. Lui, ex primo ministro, faro dei laburisti, ha puntato il dito contro le nuove leggi sui diritti dei lavoratori, la graduale dismissione dell’industria petrolifera e del gas britannica e l’aumento del salario minimo superiore all’inflazione. E infine la chiusa: nessuna salvezza. Un eventuale cambio di leadership per Blair sarebbe «irrilevante se non parte da un dibattito politico». Anche perché l’ex ministro non risparmia critiche: «Cercare di costringere il primo ministro a dimettersi prima ancora di aver definito la nuova linea politica non è un modo serio di comportarsi».