Da sempre l’oro possiede caratteristiche di copertura dall’inflazione nel lungo periodo ma non si dovrebbe interpretarlo come uno strumento di protezione meccanica, in grado di replicare mese per mese l’andamento degli indici dei prezzi al consumo. Ciò che è cambiato nel tempo è soprattutto la percezione degli investitori. Oggi l’inflazione viene considerata sempre meno come uno shock temporaneo e sempre più come un rischio ricorrente legato a politiche economiche, dinamiche fiscali e tensioni geopolitiche. Questo rende l’oro maggiormente rilevante per gli investitori che ricercano una protezione del potere d’acquisto nel lungo periodo.

Il comportamento degli investitori istituzionali riflette un contesto più complesso rispetto al passato. Nelle tradizionali fasi di rallentamento della crescita o di shock di liquidità, una parte dei flussi tende a dirigersi verso i titoli di Stato. Tuttavia, il quadro attuale appare più articolato. Quando le fonti di volatilità sono rappresentate dall’inflazione, dai deficit fiscali, dal rischio valutario o da dubbi sulla sostenibilità dei bilanci pubblici, i titoli di Stato non costituiscono più una copertura così immediata e lineare. Rendimenti elevati possono esercitare pressioni tattiche sull’oro nel breve termine ma quelle stesse preoccupazioni fiscali e inflazionistiche possono sostenerne il ruolo strategico nel lungo periodo.