Il dollaro rialza la testa, l’oro stenta invece a prendere una direzione definitiva e addirittura chiude con un bilancio negativo. La risposta dei mercati durante la settimana a maggior tensione che si sia vissuta sui mercati finanziari probabilmente negli ultimi quattro anni appare sotto certi aspetti sorprendente, perché sembra viaggiare proprio nella direzione opposta rispetto a quanto osservato negli ultimi tempi. Già le prossime sedute, a partire da oggi, diranno se la dinamica fra gli investitori (che al tempo stesso hanno peraltro penalizzato in modo significativo i principali strumenti denominati in valuta statunitense, come le azioni di Wall Street e i Treasury) si rivelerà duratura, oppure se la loro sia stata una reazione istintiva e possa lasciare di nuovo spazio alle tendenze delineate in precedenza.

Il sondaggio di Invesco

Quest’ultime sembravano del resto ben consolidate, soprattutto fra gli investitori che contano: quelle banche centrali e quei fondi sovrani che, secondo una recente inchiesta condotta da Invesco, nell’attuale contesto segnato da una crescente frammentazione geopolitica e dall’instabilità dei mercati valutari stanno sempre più sostituendo con l’oro gli asset denominati in dollari presenti nei propri portafogli. Il sondaggio, che ha coinvolto investitori con un patrimonio gestito di 800 miliardi di dollari e che anticipa l’Invesco Global Sovereign Asset Management Study 2026 la cui pubblicazione è prevista in estate, conferma come alla luce dei nuovi scenari le principali istituzioni finanziarie mondiali stiano ripensando in modo strutturale le gestione delle proprie riserve e incrementando il ruolo del metallo prezioso come copertura strategica di riferimento.