L’oro torna a scambiare sui massimi storici, mentre l’argento per la prima volta dal 2011 si lancia oltre quota 40 dollari l’oncia. Grazie a una convergenza di fattori rialzisti – che ruotano in gran parte intorno alla Federal Reserve – l’interesse per i metalli preziosi si è riacceso in questi giorni, portando alla rottura di soglie tecniche significative e spianando la strada a un probabile proseguimento del rally.
Il metallo giallo a dire il vero non ha (ancora) aggiornato i record su qualsiasi “terreno”. Lo ha fatto sul mercato dei futures a New York, spingendosi fino a un picco di 3.557,10 dollari l’oncia nella prima seduta della settimana. E lo ha fatto anche al fixing della mattina di lunedì 1 a Londra, a quota 3.468,80 dollari, come comunicato dalla London Bullion Market Association (Lbma).
Il record ha invece resistito – ma è probabile a questo punto che cadrà a breve – sul mercato spot della capitale britannica, il più liquido al mondo e dunque importante come riferimento: la soglia dei 3.500 dollari l’oncia, superata brevemente ad aprile dopo il cosiddetto Liberation Day, fino alla serata di lunedì 1 restava inviolata, con il lingotto che si è comunque spinto a breve distanza, intorno a 3.490 dollari.










