Era dal 2011 che non si vedeva l’argento oltre i 40 dollari per oncia. Altri tempi, nell’immediato post crisi dei mutui subprime. Poi una lenta discesa, culminata con i minimi toccati in epoca pandemica, quando l’argento arrivò a valere appena 12 dollari al grammo.
Ora, però, a distanza di cinque anni lo scenario è diametralmente opposto. Già da tempo i metalli preziosi sono tornati a correre, complici anche la debolezza del dollaro e le crescenti aspettative per un taglio al costo del denaro da parte della Federal Reserve nel meeting di settembre.
Numeri alla mano, spicca il rally dell’argento, arrivato in area 40 dollari per oncia, sui massimi dal settembre 2011. A spingere le quotazioni, però, non sono soltanto le incertezze che aleggiano sul dollaro, quanto la solida domanda industriale. Da alcuni anni, infatti, il mercato dell’argento presenta stabilmente un deficit fra domanda ed offerta (con la richiesta di metallo prezioso che supera la produzione). Una differenza che è andata crescendo nell’ultimo biennio con il boom della domanda per pannelli fotovoltaici in arrivo dall’Asia. I dati parlano chiaro, nel primo semestre 2025 l’export cinese per i pannelli solari è cresciuto del 70%, in particolare verso l’India. Ecco, quindi, il prezzo dell’argento che è schizzato al rialzo, sui massimi da quasi tre lustri.






