Nonostante la risalta nel pomeriggio di ieri a 4.500 dollari l"oncia, l"oro continua a trattare intorno ai minimi degli ultimi due mesi.

Ieri il lingotto ha tirato un sospiro di sollievo dopo la pubblicazione dei dati sull"inflazione Usa, in linea con le attese, ma rimane comunque la principale vittima del ritorno di appetito per i rendimenti obbligazionari: a differenza dei bond infatti l"oro non stacca cedole o dividendi, e quindi diventa meno appetibile con le prospettive di inflazione crescente e tassi in rialzo.Per i gestori però non è ancora tempo di abbandonare il metallo giallo.

Un"alternativa?

I titoli minerari auriferi, che storicamente hanno sovraperfrormato l"oro in fasi rialziste ma che potrebbero avere ancora una freccia nella loro faretra: le valutazioni a sconto.

Nell"ultimo anno gli Etf sugli estrattori auriferi hanno restituito agli investitori in euro ritorni tra 60% e 80%, praticamente il doppio di un Etp sull"oro. «Ai prezzi attuali del lingotto queste società stanno già generando flussi di cassa record e i risultati del primo trimestre 2026 lo rendono evidente», segnala Imaru Casanova, portfolio manager oro e metalli preziosi di VanEck.Il money manager cita a titolo di esempio Newmont e Agnico Eagle, i due maggiori produttori auriferi al mondo, che «hanno entrambi riportato utili trimestrali record».