Mentre le borse, trainate dal nuovo boom dei chip e apparentemente ignare della guerra in Medio Oriente , continuano senza sosta a macinare massimi storici, da un po’ di settimane a questa parte il grande sconfitto dei portafogli di investimento sembra essere l’oro, che nella mattina del 25 maggio tratta intorno a 4.440 dollari l’oncia.

Il lingotto è la prima vittima del ritorno di appetito per i rendimenti obbligazionari: a differenza dei bond infatti l’oro non stacca cedole o dividendi, e quindi diventa meno appetibile con le prospettive di inflazione crescente e tassi di interesse in rialzo.

L’alternativa: gli estrattori auriferi Per i gestori però non è ancora tempo di abbandonare il metallo giallo.

Un’alternativa per posizionarsi alla commodity?

I titoli minerari auriferi, che storicamente hanno sovraperfrormato l’oro in fasi rialziste ma che potrebbero avere ancora una freccia nella loro faretra: le valutazioni a sconto.