<p>Forse l’<strong>oro</strong> aveva solo corso troppo, abituando gli investitori a un ciclo di mercato anomalo che difficilmente si ripeterà in futuro.
O forse la cattiva performance del lingotto (un asset che, va ricordato, non paga cedole né dividendi) è stata figlia del ritorno del pericolo di tassi elevati con lo scoppio della guerra in Medio Oriente. <span contenteditable="false"> </span> </p> <p>Fatto sta che da inizio anno il metallo, che peraltro a gennaio aveva toccato il massimo storico intraday sopra i 5.600 dollari l’oncia, oggi tratta poco sopra i 4.000 dollari.
La flessione negli ultimi tre mesi è stata superiore all’11%: la peggiore degli ultimi tredici anni.<span contenteditable="false"> </span> </p> <h2><strong>Titoli degli estrattori: per ora vince la gestione attiva<span contenteditable="false"> </span></strong><span contenteditable="false"> </span></h2> <p>Va da sé che la cattiva performance del metallo ha trascinato con sé anche le azioni aurifere, i titoli degli estrattori la cui performance in borsa dipende in gran parte (anche se non soltanto) dall’andamento del metallo.
I principali indici di settore da gennaio perdono anche – in euro – più del 9%.
Ma proprio quando le cose vanno male i gestori attivi stanno facendo la differenza: la tabella <strong>Fida</strong> in basso riporta una selezione di fondi ed Etf (ma di fatto ci rientrano solo fondi comuni) per performance da inizio anno.







