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Forse l'oro aveva solo corso troppo, abituando gli investitori a un ciclo di mercato anomalo che difficilmente si ripeterà in futuro. O forse la cattiva performance del lingotto (asset che non paga cedole né dividendi) è stata figlia del ritorno del pericolo di tassi d'interesse elevati con lo scoppio della guerra in Medio Oriente.
Fatto sta che da inizio anno il metallo, che peraltro a gennaio aveva toccato il massimo storico intraday sopra 5.600 dollari l'oncia, oggi tratta poco sopra 4.000 dollari. La flessione negli ultimi tre mesi è stata superiore all'11%: la peggiore degli ultimi 13 anni.
Va da sé che la cattiva performance del metallo ha trascinato con sé anche le azioni aurifere, ossia i titoli degli estrattori la cui performance in borsa dipende in gran parte (anche se non soltanto) dall'andamento dell'oncia. I principali indici di settore da gennaio perdono anche più del 9% (in euro). Ma proprio quando le cose vanno male i gestori attivi sono chiamati a fare la differenza: la tabella Fida nella pagina a fianco riporta una selezione di fondi ed Etf (ma di fatto ci rientrano solo fondi comuni) per performance da inizio anno. La media è del 4,4% (con punte sopra il 13%), che passa al 68% a un anno e vola al 182% in una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi piuttosto elevati e pari all'1,67%.








