Il sensore a bulbo umido simula il meccanismo umano di raffreddamento per sudorazione per capire quanto il sudore riesce davvero a raffreddare il corpo
Nei primi giorni del torneo del Rolland Garros le temperature a Parigi hanno raggiunto i 33°, bel al di sopra delle medie di fine maggio nella capitale francese, mettendo a dura prova la resistenza dei tennisti (molti i ritiri e i malori fra gli atleti) e dei tifosi che assistono ai match sotto il sole cocente.
Gli organizzatori del torneo monitorano la temperatura tramite due «sensori a bulbo umido e del globo» (Wet Bulb Globe Temperature WBGT): uno posizionato sul centrale, il Philippe Chatrier e un altro sul campo 14, all'estremità occidentale del complesso del Rolland Garros. Un sensore a bulbo umido simula il meccanismo umano di raffreddamento per sudorazione e tiene conto di temperatura, umidità, sole e vento: non misura soltanto quanto è calda l'aria, ma cerca di stimare quanto il corpo umano faccia davvero fatica a raffreddarsi sfruttando il principio dell'evaporazione. Il sensore a bulbo umido è avvolto in una garza bagnata: quando l'acqua evapora raffredda il termometro esattamente come il sudore raffredda la pelle. Se l'aria è secca l'acqua evapora facilmente e il termometro si raffredda molto; se l'aria è umida l'evaporazione funziona male e il temometro resta caldo. La misurazione del bulbo umido serve a capire quanto il sudore riesca davvero a raffreddare il corpo.











