Dalla Duma che autorizza interventi militari extraterritoriali alla russificazione della Transnistria, fino all’ascesa di una nuova intellighenzia militare nelle istituzioni regionali, Mosca sta costruendo l’architettura di uno stato di contrapposizione permanente con l’Occidente, ben oltre i confini dell’attuale conflitto ucraino. L’opinione di Igor Pellicciari (Università di Urbino)

Entrati nel quinto anno del conflitto ucraino, l’attenzione nostrana è ormai assorbita dall’andamento della guerra sul campo.

Diventate la principale chiave di lettura del confronto tra Russia e Occidente, le informazioni verificabili sulle operazioni militari restano limitate e filtrate dalla guerra delle narrative, ormai una delle peculiarità del conflitto insieme all’uso delle armi come aiuti e dei droni come principale asset bellico.

Il problema è che l’utilizzo del conflitto come filtro interpretativo generale del sistema russo distoglie l’attenzione da altre dinamiche interne che dicono molto sull’orientamento strategico di Mosca, anche sul piano militare.

Tre recenti segnali indicano un possibile allargamento del confronto russo con l’Unione Europea, oltre l’attuale perimetro ucraino.