C’è una linea che separa la realtà dalla propaganda. E in questi giorni passa per il Baltico.
Da una parte c’è la realtà: Estonia, Lettonia e Lituania vivono sotto pressione costante. Non nei talk show italiani, ma sul terreno. Campagne di sensibilizzazione pubblica contro le minacce ibride, istruzioni ai cittadini su cosa fare in caso di sabotaggi, cyberattacchi, blackout. E soprattutto droni. I governi baltici non discutono astrattamente della «percezione della minaccia»: la gestiscono quotidianamente.
È in questo contesto che i ministri degli Esteri nordici e baltici hanno diffuso nei giorni scorsi una dichiarazione congiunta per condannare quella che definiscono una campagna di disinformazione russa sulle incursioni di droni nello spazio Nato. Mosca sostiene che Kyiv utilizzerebbe i Paesi baltici come piattaforme o copertura per attacchi contro il territorio russo; accuse respinte sia da Kyiv sia dagli alleati Nato. Ma il dato politico è un altro: il rappresentante russo alle Nazioni Unite ha avvertito che l’appartenenza alla Nato «non proteggerà» Lettonia e altri Paesi baltici da eventuali ritorsioni. Una minaccia esplicita, che Estonia, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Lettonia e Lituania hanno definito parte di una strategia intimidatoria russa.














