L'ipotesi di «un incidente» non convince gran parte dei Paesi europei. In particolare quelli geograficamente più vicini alla Russia. Il ministro degli Esteri dell'Estonia, Margus Tsahkna dice al Corriere: «Mosca vuole metterci alla prova, vuole testare la nostra reazione, con l'obiettivo di seminare divisioni tra noi europei». E il pari grado lituano, Kestutis Budrys, sempre conversando con il nostro giornale, aggiunge: «Il Cremlino sta costruendo una campagna totalmente falsa per accusare la Lituania e gli altri Baltici di fornire le basi aeree da cui partono i droni ucraini diretti verso il territorio russo. E' chiaramente un tentativo per attribuirci responsabilità che non abbiamo e metterci in cattiva luce anche nei confronti dei nostri partner europei». In sostanza, il drone russo che ha colpito una città della Romania farebbe parte di una strategia più ampia, volta anche a spaventare l'opinione pubblica, alimentando la spinta, che già esiste anche in Italia, ad allentare il sostegno all'Ucraina.Ma, al momento, l'Unione europea si mostra compatta. Le istituzioni di Bruxelles e i 27 Stati membri stanno lavorando al 21° pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia. Fonti diplomatiche europee osservano, off the record, che l'uscita di scena da parte del premier ungherese Viktor Orbàn sta semplificando le discussioni all'interno dell'Unione. E' largamente condivisa la convinzione che Putin sia in difficoltà: la dinamica della guerra sembra ora sia più favorevole all'Ucraina. Ma, proprio per questo, è necessario non rispondere alle provocazioni, mantenere il fronte compatto e continuare a esercitare pressione sulla Russia. Non tutto, però, è scontato. Gli europei hanno posizioni diverse sul rapido ingresso dell'Ucraina nella Ue. Un punto fondamentale che tiene insieme le necessarie garanzie di sicurezza da assicurare a Kiev e la possibilità per l'Europa di avere un ruolo, quando verrà il momento, se verrà, di negoziare con Putin.