Davvero Mosca è minacciata da tre staterelli che tutti assieme contano la metà della sua popolazione? Sul serio Estonia, Lettonia e Lituania si sono trasformate in piattaforme segrete per gli attacchi dei droni ucraini contro la Russia? E per quale istinto suicida? Siamo, l’avrete capito, alla solita, vecchia solfa del lupo e dell’agnello, spesso utilizzata da autocrati e tiranni assortiti per rovesciare le parti nel copione della storia.

Eppure, in una più cupa rilettura della favola di Esopo, questa è proprio la pericolosa tesi propalata dal Cremlino e, nei nostri paraggi, dai suoi solerti collaboratori occidentali mascherati da pensosi analisti, politici d’assalto o diplomatici di complemento.Stavolta le intimidazioni non vengono da accalorati propagandisti locali (alla Soloviev, per capirci) ma da fonti più serie. Vasilij Nebenzja, il rappresentante russo alle Nazioni Unite, ha avvertito che l’appartenenza alla Nato «non proteggerà» i Baltici da eventuali ritorsioni. E Sergey Naryshkin (il capo dell’intelligence che al Consiglio di sicurezza del 21 febbraio 2022 tentò invano di frenare Putin sull’invasione dell’Ucraina) ha aggiunto che in uno scenario di scontro aperto con l’Alleanza atlantica, Riga, Tallinn e Vilnius sarebbero «le prime a soffrire». Sempre ammettendo che l’Alleanza suddetta esista ancora nel prossimo futuro e resista ai tenaci sabotaggi di Donald Trump, l’European Council on Foreign Relations ha di recente ricordato come Mosca prema sull’intera regione baltica con un mix di minacce militari e ibride: tutto fa brodo per destabilizzare il fronte orientale dell’Europa, vecchio pallino di Putin.