C’è una parte del continente europeo che già si prepara a fronteggiare aggressioni dalla Russia. E non è l’Ucraina. L’ultima notizia aggiunge un elemento inquietante a uno scenario già carico di tensioni da tempo. Un drone russo è penetrato nello spazio aereo della Romania, paese membro della Nato, provocando l’allarme delle autorità di Bucarest e riaccendendo un interrogativo che da mesi circola nelle cancellerie europee: fino a che punto Vladimir Putin è disposto a spingersi pur di uscire dall’impasse della guerra in Ucraina?L’incidente romeno arriva mentre Mosca intensifica gli attacchi contro Kiev e mentre cresce tra gli alleati occidentali il timore che il Cremlino possa cercare di modificare gli equilibri del conflitto allargandone il perimetro. Non esistono prove che la Russia stia preparando un’offensiva convenzionale contro un Paese della Nato. Tuttavia una serie di segnali, dichiarazioni e movimenti hanno convinto molti governi europei che il rischio di una pericolosa escalation non possa più essere escluso.Da oltre quattro anni la guerra in Ucraina è entrata in una fase che ricorda i grandi conflitti di logoramento del Novecento. Nessuna delle due parti riesce a ottenere una svolta decisiva. Le linee del fronte si muovono lentamente. Le conquiste territoriali vengono misurate in villaggi e chilometri quadrati. Dietro l’apparente immobilità, si accumulano pressioni enormi.La Russia continua a colpire le città ucraine con ondate di missili e droni. Gli attacchi contro Kiev hanno assunto una frequenza e un’intensità tali da suggerire che il Cremlino stia cercando non soltanto obiettivi militari, ma anche un effetto psicologico sulla popolazione e sui governi occidentali che sostengono l’Ucraina.Parallelamente, il linguaggio ufficiale di Mosca è diventato più aggressivo nei confronti di altri europei. Le repubbliche baltiche sono finite al centro di minacce sempre meno velate. La Lettonia è stata accusata di ospitare operatori di droni ucraini e, sulla base di queste accuse, esponenti russi hanno evocato la possibilità di colpire quelli che definiscono «centri decisionali». Riga ha respinto categoricamente queste affermazioni, che vede come un pretesto per legittimare attacchi da Mosca.Anche la Lituania ha vissuto momenti di tensione quando alcuni droni sospettati di provenire dalla vicina Bielorussia hanno costretto le autorità ad attivare procedure di emergenza e a trasferire membri del governo in rifugi protetti.In un’altra iniziativa giudicata provocatoria da molte capitali occidentali, il ministero della Difesa russo ha diffuso gli indirizzi di aziende europee accusate di collaborare con l’industria militare ucraina. Le società si trovano in diversi paesi del continente. Il messaggio implicito: continuare ad aiutare Kiev potrebbe avere conseguenze.Per comprendere queste minacce bisogna guardare alla situazione sul campo di battaglia. L’esercito russo sta pagando un prezzo altissimo in termini di perdite umane. Molti servizi d’intelligence ritengono che le perdite mensili abbiano raggiunto livelli difficilmente sostenibili nel lungo periodo.Finora Putin è riuscito a evitare una mobilitazione generale con servizio di leva obbligatorio per tutti. Ha preferito incentivi economici, reclutamenti regionali, arruolamenti nelle carceri e contratti ben remunerati. Ora questa strategia mostra segni di esaurimento.Una mobilitazione avrebbe conseguenze profonde. Sul piano interno rischierebbe di riaprire ferite che il regime era riuscito a contenere. Quando nel 2022 furono richiamati centinaia di migliaia di uomini, una parte significativa della popolazione reagì fuggendo all’estero. Professionisti, tecnici, giovani qualificati lasciarono il paese in quello che molti osservatori descrissero come un nuovo esodo di cervelli.Sul piano politico, una mobilitazione sarebbe difficile da conciliare con la narrazione ufficiale che da quattro anni e tre mesi annuncia vittoria imminente. Se davvero la guerra sta andando bene, perché richiamare nuove masse di soldati?È proprio questo paradosso che preoccupa alcuni paesi europei. Se il Cremlino decidesse di aumentare lo sforzo bellico, potrebbe sentirsi obbligato a giustificare tale scelta con una drammatizzazione del conflitto, cercando un’escalation.Le forme di questa escalation potrebbero essere diverse. La prima è verticale. Significa aumentare l’intensità della guerra senza cambiarne la geografia. Più bombardamenti, più distruzione delle infrastrutture ucraine, più minacce nucleari, più pressione psicologica sull’Occidente. La seconda è orizzontale. Significa estendere il conflitto oltre i confini attuali, aprendo nuovi fronti di tensione. Non necessariamente attraverso un’invasione tradizionale. Potrebbero bastare provocazioni, sabotaggi, cyberattacchi, incursioni di droni, operazioni ibride capaci di mettere alla prova la coesione dell’Alleanza Atlantica. È questa seconda ipotesi che suscita le maggiori inquietudini. Da tempo i servizi di sicurezza europei osservano una crescente aggressività russa nelle operazioni ibride. Cavi sottomarini danneggiati, attacchi informatici, campagne di disinformazione, interferenze politiche. Tutto ciò non è nuovo. La novità è la percezione che Mosca possa essere disposta a correre rischi maggiori rispetto al passato. La preoccupazione è più forte nei paesi che confinano direttamente con la Russia o con la Bielorussia. Le repubbliche baltiche rappresentano il punto più vulnerabile. Sono geograficamente esposte, hanno popolazioni ridotte e ospitano importanti infrastrutture Nato.Anche alcune aree del Mar Baltico vengono considerate sensibili. Lo stesso vale per l’Artico, una regione dove la competizione strategica è cresciuta negli ultimi anni. A rendere più complesso il quadro c’è il dibattito sul ruolo americano. Le dichiarazioni di Trump sulla Nato e la prospettiva di una riduzione dell’impegno militare statunitense in Europa hanno alimentato interrogativi sulla deterrenza occidentale. Molti governi europei temono che il Cremlino possa interpretare questi segnali come un’opportunità. In particolare in una fase in cui il continente affronta anche le conseguenze economiche della guerra tra Stati Uniti e Iran. L’aumento dei prezzi energetici, le difficoltà economiche e la crescita di forze politiche favorevoli a una riapertura dei rapporti con Mosca potrebbero creare un contesto più favorevole alle iniziative russe. La conquista dell’Ucraina resta parte di un progetto più ampio che mira a ridefinire i rapporti di forza nel continente e a limitare l’autonomia dell’Europa. Secondo numerosi responsabili europei, il conflitto non riguarda soltanto il controllo di territori ucraini ma la natura stessa dell’ordine europeo nato dopo la fine della Guerra fredda.La tecnologia aggiunge un’altra dimensione a questa crisi. I droni hanno trasformato il campo di battaglia in modo radicale. L’Ucraina ha sviluppato capacità notevoli, soprattutto nei droni a lungo raggio. Ma anche la Russia ha accumulato un’esperienza operativa che molti eserciti europei non possiedono. Alcune simulazioni militari occidentali hanno mostrato quanto sarebbe difficile affrontare un avversario che dispone delle competenze maturate in quattro anni di guerra ad alta intensità.La storia insegna che Putin ha spesso sorpreso gli osservatori scegliendo opzioni considerate troppo rischiose. Dall’intervento in Siria all’invasione dell’Ucraina, il leader russo ha dimostrato una notevole propensione alla scommessa strategica. L’incursione del drone in Romania, proprio perché coinvolge un territorio dell’Alleanza Atlantica, ricorda quanto sottile sia ormai la linea che separa la guerra ucraina dal resto dell’Europa.