Dalle nuove terapie alla medicina personalizzata, la ricerca ha cambiato le prospettive della sclerosi multipla. Ma persistono differenze territoriali e presa in carico ancora frammentata. Oggi la sfida è trasformare l’innovazione in opportunità concrete per tutti i pazienti. Ne abbiamo parlato con Mario Alberto Battaglia, presidente di Fism e Msif, e Valentino Confalone, Ad di Novartis Italia

In Italia sono circa 150 mila le persone con sclerosi multipla e ogni anno si registrano oltre 3.600 nuove diagnosi. Una malattia che colpisce prevalentemente giovani adulti tra i 20 e i 40 anni, soprattutto donne (con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini), e che oggi rappresenta anche un banco di prova per il sistema salute tra innovazione terapeutica, sostenibilità e qualità della vita. Negli ultimi vent’anni la ricerca ha profondamente modificato le prospettive della malattia: diagnosi più precoci, terapie ad alta efficacia, monitoraggio avanzato e medicina personalizzata hanno reso possibile rallentare la progressione della SM e posticipare di molti anni il raggiungimento di una disabilità grave. Ma il Barometro della SM 2026, pubblicato in occasione della Settimana nazionale della sclerosi multipla che si tiene dal 23 al 30 maggio, evidenzia come il divario tra ciò che oggi la ricerca rende possibile e ciò che le persone riescono concretamente a vivere resti ancora significativo. Con un costo sociale della SM che raggiunge oggi 6,9 miliardi di euro l’anno, persistono differenze territoriali nell’accesso ai Pdta, alla riabilitazione, al supporto psicologico e ai servizi socioassistenziali, mentre il peso della malattia continua a incidere su lavoro e autonomia delle persone, ma anche sul fronte della partecipazione sociale.