Non sarà di certo un nuovo Vietnam ma è chiaro che la questione iraniana che proprio ieri Donald Trump ha definito «un conflitto, non una guerra» non è più quell'intervento lampo di qualche settimana (o mese) come la Casa Bianca e il Pentagono avevano pianificato. Adesso, dopo settimane di negoziati e il cessate il fuoco iniziato lo scorso 8 aprile, è cominciata una nuova fase, lunga e logorante soprattutto per il presidente americano che deve affrontare un numero sempre più elevato di elettori (il 60% secondo gli ultimi sondaggi) che vorrebbe uscire da questa guerra e non capisce perché Trump abbia trascinato gli Stati Uniti fino a questo punto.

Il vicolo cieco Ieri c'è stata una lunga riunione del governo alla Casa Bianca, nella quale il presidente ha ripetuto che l'economia continua a crescere, i fondi pensione degli americani sono a livelli record e l'Iran è praticamente in ginocchio senza armi e senza leader. Ma a parte questo, Lawrence Freedman, professore di storia della guerra al King's College London, scrive su Foreign Affairs che questa guerra non è di certo un nuovo Vietnam e non è neppure la «guerra eterna» che Trump sin dall'inizio del suo mandato ha detto di voler evitare. Si è invece trasformata in un «vicolo cieco», in uno scontro che gli Stati Uniti speravano di chiudere in pochi giorni. E invece, come è successo in Ucraina, sono rimasti vittime «dell'illusione della guerra breve: concentrarsi in modo sproporzionato sulla potenza dei propri mezzi perdendo di vista come raggiungere i propri obiettivi», sostiene Freedman. Teheran sta cercando di tenere in ostaggio, se non "trollare", Trump e la sua amministrazione.Ieri è continuato il ping pong sulla possibile bozza di un accordo definitivo, il cosiddetto "Memorandum di Islamabad": l'ha fatta circolare l'Iran sui media di stato sostenendo che Teheran controllerà lo Stretto insieme all'Oman e che ci sarà un pedaggio da pagare legato all'impatto ambientale. La notizia è stata smentita dalla Casa Bianca: «Nessuno dovrebbe credere a ciò che diffondono i media di stato iraniani», ha detto l'amministrazione, definendo la notizia «una totale invenzione». «Hormuz sarà aperto a tutti, sono acque internazionali e nessuno lo controllerà», ha sostenuto Trump, che ha detto di non avere fretta di arrivare a un accordo: «Per ora quello che abbiamo non mi convince». Ha anche risposto ad altre due questioni centrali sulle quali si discute da tempo: l'uranio iraniano non sarà consegnato e custodito dalla Russia e dalla Cina («non mi farebbe sentire a mio agio») e che non sta pensando di togliere le sanzioni all'Iran, per ora.Trump ha poi mandato un messaggio al suo partito e ai democratici: «Non ho alcuna fretta di arrivare a un accordo perché non mi interessano le midterm», ha detto rispondendo a una domanda nel corso dell'incontro con i ministri. Sembra inoltre che i tempi continuino a essere molto difficili da definire: il segretario di Stato, Marco Rubio, ha detto che per arrivare a un accordo ci potrebbero volere ore o anche giorni. E poi c'è la benzina che sta continuando a salire. «Tornerà al prezzo di partenza», ha detto Trump aggiungendo che la priorità è quella di non permettere all'Iran di avere un'arma atomica. Sulla benzina, che in alcuni Stati ha superato i 4 dollari e mezzo al gallone, gli esperti di energia sostengono che ci vorranno tra i sei mesi e un anno per riuscire ad abbassare i costi del carburante. «Non cercavamo un cambio di regime ma lo abbiamo avuto. Stiamo parlando con nuove persone molto più ragionevoli, come puoi non chiamarlo cambio di regime?» ha concluso.Gli incontri Ieri il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il premier pakistano Shehbaz Sharif si sono sentiti per trenta minuti, con Islamabad che si è offerta come mediatore per una pace "con dignità e onore" per Teheran. Intanto i Pasdaran hanno detto che un ritorno alla guerra con gli Stati Uniti è improbabile, pur avvertendo che l'Iran è pronto a rispondere a qualsiasi attacco: il messaggio arriva il giorno dopo che Teheran ha accusato Washington di aver violato il cessate il fuoco in vigore da aprile. Trump infine ha chiesto ai Paesi del Medio Oriente di aderire agli Accordi di Abramo, che gli Stati Uniti vogliono espandere: «Ce lo devono». In tutto questo Israele sta continuando a colpire il sud del Libano e proprio ieri nel tardo pomeriggio l'IDF ha chiesto a tutti i residenti dell'area di abbandonarla, definendola "un'area di combattimento". Gli attacchi israeliani hanno ucciso 31 persone e il governo Netanyahu ha sostenuto di aver assassinato Mohammed Odeh, il capo delle milizie di Hamas. Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha ricordato di voler «attuare il piano di emigrazione volontaria da Gaza» dei palestinesi.