L’uso dell’intelligenza artificiale aumenta sempre più. Il successo di una tecnologia è proprio nell’utilità che diventa abitudine. Ce ne parla Marco Menale per La Lente Matematica.

La presenza dell’Intelligenza Artificiale è in crescendo nelle nostre vite. E a tanti livelli: dal lavoro fino a divertimento e curiosità. L’impatto di questa tecnologia continuerà a crescere almeno nel breve periodo, poi chissà. Come accade con fenomeni così veloci ci sono ottimisti e pessimisti, con il rischio di una polarizzazione delle opinioni. Eppure, l’IA è solo l’ultimo dei progressi tecnologici, o Rivoluzione come dice Pierluigi Contucci, ad avere questo impatto. Ma come si diffonde una tecnologia? La risposta arriva da un modello matematico.

Ci rifacciamo all’articolo “The statistical mechanics of innovation diffusion” di G. Masali, M.E. Bruni e G. Perboli. I tre ricercatori usano gli strumenti della meccanica statistica e della teoria cinetica per rispondere alla domanda “come fa una tecnologia a passare da scelta individuale di pochi a fenomeno collettivo di molti?”. E lo fanno considerando i dati nel tempo di televisori, condizionatori, asciugatrici e freezer.

Passiamo al modello. Con un approccio multiscala, i singoli individui interagenti sono caratterizzati da una variabile microscopica reale \(v\) che rappresenta il valore che il singolo individuo assegna a un nuovo prodotto tecnologico. Questo valore ne rappresenta l’utilità. A questo punto sull’intera popolazione si considera la distribuzione \(f(t,v)\), ossia la densità di individui che al tempo \(t>0\) assegnano valore \(v\) all’utilità. L’evoluzione di questa distribuzione segue un’equazione di tipo Boltzmann