Considerato storicamente come il modello massimo di equilibrio e stabilità per le democrazie parlamentari, negli anni recenti il sistema politico britannico sembra entrato ormai in crisi, complici una serie di mutamenti nelle tendenze dell’elettorato, la polarizzazione del dibattito pubblico e la generale tendenza disgregatrice che si è già manifestata in molti altri Paesi occidentali. Le elezioni locali tenute il 7 maggio scorso hanno confermato il passaggio dallo standard bipartitico che ha caratterizzato tradizionalmente il Regno Unito ad uno scenario dinamico, con i Verdi e soprattutto Reform UK pronti a spezzare definitivamente l’alternanza tra conservatori e laburisti alla guida del Paese, già insidiata limitatamente in passato dai Liberal Democratici. La forte ascesa del partito populista di destra radicale Reform UK, fondato da Nigel Farage, il principale fautore del referendum sulla Brexit, rischia in particolare di portare per la prima volta da un secolo a questa parte il rappresentante di un nuovo partito a Downing Street. La fotografia degli ultimi anni è del resto quella di un sistema che ha perso stabilità: dal 2016 ad oggi sono stati ben sei i premier britannici ad alternarsi, di cui cinque esponenti dei Tories, con una media dei mandati di circa 20 mesi. Il “record” in questo senso è stato battuto da Liz Truss, a capo del governo per soli 50 giorni nell’autunno del 2022, in un periodo peraltro caratterizzato dalla morte e dalle solenni celebrazioni funerarie per Elisabetta II. Le difficoltà economiche sono state il principale motivo di questi costanti cambiamenti a Downing Street, a cui si sono aggiunte questioni eminentemente politiche legate alla presunta debolezza dei leader in carica.Proprio l’attuale primo ministro Keir Starmer, vincitore delle elezioni del 2024 con una larghissima maggioranza e protagonista del ritorno del Labour al potere dopo oltre 10 anni, rischia di essere il prossimo a venire sostituito da un proprio compagno di partito. L’esito del voto per i consigli locali di inizio mese è stato infatti disastroso per Starmer e i laburisti, che hanno perso 1.498 seggi sul territorio nazionale, in favore principalmente di Reform UK. Il dato, impietoso per il partito di governo, si aggiunge ad una serie di problemi più o meno gravi che il Labour ha dovuto affrontare da quando è tornato al governo, in parte legati alle pressioni esterne sui prezzi dell’energia e sul costo della vita, ma anche ad errori e scelte difficilmente comprensibili: è il caso dello scandalo associato alla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti, quando era già noto il rapporto di amicizia con il finanziere Jeffrey Epstein, condannato per traffico sessuale e abusi su minori, morto suicida in carcere nel 2019. Le indagini su Mandelson e sul processo che ha portato alla sua selezione come rappresentante diplomatico a Washington hanno messo in luce una serie di contraddizioni interne al governo laburista e gettato dubbi sulla capacità di Starmer di gestire il proprio staff di collaboratori e più in generale sulla credibilità del primo ministro a livello istituzionale. Non stupisce dunque che dopo le elezioni di maggio si sia aperta la corsa per la successione al leader laburista, nonostante quest’ultimo abbia in più occasioni ribadito la ferma volontà di non lasciare l’incarico, rilanciando l’obiettivo di vincere anche alle parlamentari in programma nel 2029, a fine legislatura. Le dimissioni del ministro della Salute Wes Streeting hanno alimentato giocoforza le voci su una sua possibile sfida a Starmer per la guida del Labour, ma l’accelerazione dei processi interni al partito ha fatto emergere quello che probabilmente è il candidato più forte, ovvero il sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, a cui però manca una poltrona in Parlamento per poter ambire alla leadership laburista e quindi a Downing Street. Proprio Starmer, consapevole della “pericolosità” del rivale, aveva sostanzialmente impedito a Burnham di candidarsi alle elezioni suppletive per la Camera dei Comuni che si erano tenute a fine febbraio 2026 nel collegio di Gorton e Denton, alla periferia di Manchester. Questa scelta aveva portato alla vittoria dei Verdi, acuendo l’impressione che la gestione delle dinamiche interne si stesse rivelando sostanzialmente dannosa per il partito. Alle prossime suppletive, che si terranno il 18 giugno prossimo a Makerfield, sempre nell’area di Manchester, sarà stavolta Burnham il volto del Labour, aprendo alla possibilità di un suo ingresso diretto in Parlamento. Una volta insediato a Westminster, il sindaco potrebbe lanciare pubblicamente la sfida alla leadership di Starmer, innescando il processo di selezione interna al partito che cambierebbe in automatico anche il detentore dell’incarico di primo ministro. Sarebbe uno sviluppo clamoroso a distanza di circa due anni dalle ultime elezioni politiche, ennesima testimonianza della fase di instabilità che il Regno Unito si trova ad affrontare. A complicare ulteriormente la situazione potrebbe arrivare però l’intervento di Reform UK, intenzionato a ostacolare il più possibile la vittoria di Burnham a Makerfield, con Farage determinato a schierare il più ostico candidato tra le fila del partito per impedire che il sindaco della Greater Manchester possa avviare la propria scalata a Downing Street. Grazie alla grande crescita registrata negli ultimi mesi, il movimento populista e radicale può infatti puntare ad ottenere il massimo dei voti alle prossime parlamentari, motivo per cui “azzoppare” già ora la corsa del più insidioso tra i potenziali candidati laburisti avrebbe un chiaro significato strategico per Farage. A sua volta, Burnham potrebbe vantare un trionfo alle suppletive per il collegio di Makerfield come una dimostrazione di forza rispetto a tutta la classe politica britannica, attestandosi come leader credibile per il futuro e provando a salvare la legislatura, evitando elezioni anticipate e soprattutto una débâcle del Labour.Immagine: Keir Starmer (16 gennaio 2025). Crediti: UkrPictures / Shutterstock.com
Regno Unito, la fotografia un sistema che ha perso stabilità - Treccani
Regno Unito, la fotografia un sistema che ha perso stabilità di Francesco Marino. Leggi l'articolo del Magazine di Treccani.it, il portale del sapere.










