C’è stato un tempo in cui il pane raccontava il territorio proprio come il vino. Bastava cambiare valle, quota o qualità del grano per trovarsi davanti a forme, sapori e consistenze differenti. Poi la standardizzazione industriale ha ridotto tutto a una materia uniforme. Il progetto “Pane del Parco”, nato nel Parco Nazionale della Maiella insieme a Mercato del Pane e al gruppo Breaders, prova a invertire questa direzione.

L’idea è costruire un pane che sia davvero espressione di un ecosistema: i cereali vengono coltivati ad Abbateggio, nel cuore della Maiella, utilizzando soprattutto segale e farro. La filiera è seguita integralmente, dalla coltivazione alla molitura fino alla panificazione e alla produzione del lievito madre.

Il punto determinante è il tentativo di riportare il pane in una riflessione culturale più ampia sul rapporto tra agricoltura, paesaggio e identità alimentare. Luigi Morsella di Mercato del Pane ha evocato apertamente il concetto di terroir, cioè la capacità di un alimento di rendere percepibili le caratteristiche ambientali e culturali del luogo da cui nasce.

Applicare questa idea al pane significa rimettere al centro ciò che per decenni è stato considerato irrilevante: la biodiversità agricola, le varietà locali, la qualità biologica del suolo, persino il clima e l’altitudine. Non è un caso che il progetto utilizzi pratiche agricole senza aratura, diserbo chimico o sostanze di sintesi, cercando di recuperare un equilibrio naturale spesso sacrificato alla produttività.