Marco Rizza

31 marzo 2026 16:38

Può sembrare strano parlare di un panificio in una rubrica come questa. Eppure, quando ti trovi davanti a un’eccellenza così legata al territorio, che lavora su quello che è il cibo per eccellenza, il pane, diventa quasi inevitabile fermarsi a raccontarla. Non si tratta solo di comprare qualcosa da portare in tavola, ma di entrare in contatto con un’arte che viene custodita con cura e con una profonda conoscenza che rischia, purtroppo, col tempo di perdersi. Il Panificio Santonocito (via Calvario 2, San Pietro Clarenza) è un luogo che tiene viva questa tradizione ed, entrando nel suo piccolo laboratorio, si percepisce un’aura quasi sacra che nobilita uno dei mestieri più antichi del mondo, quello del fornaio.Una storia familiare che nasce dalla guerraLe origini del panificio sono legate alla vita del fondatore, Antonino Santonocito. Durante la Seconda Guerra Mondiale venne deportato dai tedeschi, ma quando scoprirono che era un ottimo fornaio evitò la prigionia e venne messo a lavorare in un forno, producendo pane per i soldati. Un dettaglio che dice molto: anche in un contesto così duro, il mestiere è diventato uno strumento di dignità e sopravvivenza: “il lavoro nobilita l’uomo” mai come in questo caso verrebbe da pensarlo.Al ritorno in Sicilia, intorno al 1960, insieme alla moglie Domenica, diede vita al panificio di famiglia. Negli anni la gestione passò al figlio Carmelo, affiancato dalla moglie Caterina, che seppero portare avanti l’attività con continuità ma anche con una visione più ampia, ampliando il laboratorio e introducendo nuovi prodotti accanto al pane tradizionale. Il forno a pietra, ancora oggi attivo, resta il cuore produttivo e simbolico del panificio: non un elemento decorativo, ma qualcosa che continua a definire davvero il prodotto.Tradizione sì, ma con una direzione chiaraOggi al centro del progetto c’è il nipote, che mantiene lo stesso nome del nonno: Antonino Santonocito, un ragazzo mite e cordiale, che quando parla di pane però si accende, entra nei dettagli e dimostra una competenza rara, fatta di studio e passione reale. Un passaggio generazionale straordinario, fatto nel modo giusto, senza strappi, ma con consapevolezza e continuità rispetto al passato ma con la costante voglia di migliorarsi ed eccellere dell’arte bianca. Antonino ha scelto di studiare, formarsi, confrontarsi con professionisti in tutta Italia, approfondendo materie prime e tecniche. Non per cambiare identità al panificio, ma per dare ancora più solidità al suo progetto. La sua idea è concreta: un panificio oggi non deve essere solo un punto vendita, ma un riferimento per chi cerca prodotti fatti bene, genuini, con un’attenzione reale verso ciò che si mangia ogni giorno.Il calendario del pane e l’assaggio del prodottoUna cosa interessante è che il panificio segue un vero e proprio calendario dei pani realizzati con lievito madre, che varia durante la settimana. Tra le proposte ci sono, ad esempio, il pane di tumminia, il pane al cioccolato, il pane della vigna e il pane al riso Venere. Una scelta che non è solo organizzativa, ma che racconta un approccio preciso: lavorare su prodotti diversi, rispettando tempi, materie prime e lavorazioni. Poi arriva il momento più semplice, ma anche quello decisivo: il momento dell’assaggio, il momento che di fatto mi ha portato a raccontare questa realtà.Tra quelli che ho provato, mi ha colpito in particolare il pane al cioccolato arricchito da canditi di arancia. Un prodotto che va oltre il concetto classico di pane e si avvicina quasi a un grande lievitato: ricorda per struttura e profumi un panettone, ma mantiene una sua identità precisa. Soffice, aromatico, equilibrato, mai pesante. Di quelli che finiscono troppo in fretta senza accorgertene.Molto interessante anche il pane al riso Venere, che si distingue subito per il suo colore rosato, quasi inaspettato. Non è solo una questione estetica: al morso ha una personalità ben definita, con note aromatiche particolari e una struttura che lo rende diverso dal pane tradizionale. Bisogna provarlo per scoprirne la bontà.Essendo prossimi alla Pasqua ho avuto la fortuna di poter provare anche le colombe pasquali, sempre lavorate con lievito madre. Già al taglio sprigionano un profumo intenso e pulito, e all’assaggio confermano tutto: impasto leggerissimo, ben sviluppato, mai stucchevole. Una vera bontà, che racconta lo studio e l’attenzione che ci sta dietro.Ma al di là dei prodotti più “particolari”, è il pane quotidiano che colpisce davvero. Si vede una cura evidente già nella forma e nei decori, che lo rendono quasi un prodotto artistico. All’interno è ben alveolato e soffice, mentre all’esterno la cottura è precisa: croccante, fragrante, come dovrebbe essere. Quel tipo di pane che puoi mangiare anche da solo, senza bisogno di accompagnarlo a nulla: davvero spettacolare!Il valore di un posto così, oggiIn un momento in cui tutto tende a diventare veloce e standardizzato, Antonino col suo Panificio, riporta l’attenzione su ciò che conta davvero: il mestiere dell’artigiano. Non è solo una questione di tradizione, ma di equilibrio tra passato e presente, tra esperienza e studio, tra memoria e consapevolezza. Ed è proprio questo equilibrio che rende il panificio non solo un’attività storica, ma un luogo ancora attuale. Uno di quelli che non scegli per abitudine, ma perché offre qualcosa di speciale ogni giorno, senza scorciatoie e senza artifici.