«Con me i tavoli di crisi sono solo 43». Il ministro delle Imprese (e made in Italy) Adolfo Urso snocciola i soliti numeri, che i sindacati smentiscono puntualmente, ogni qual volta gli viene questo di una vertenza. Il ministro non si sofferma però sul contenuto di quella cifra: in crisi sono tutti i settori produttivi fondamentali del paese. Solo ieri Urso era impegnato su tre fronti: Natuzzi, ex Ilva e Electrolux. Tre marchi storici dell’industria italiana che chiudono o localizzano, lasciando senza lavoro migliaia di persone.

«Chiederò al Consiglio competitività della Ue che l’elettrodomestico venga considerato settore strategico al pari delle auto», ha annunciato il ministro, anche se l’industria “del bianco” in Italia è in declino da molti anni. Electrolux ha prevede 1.719 esuberi nel paese con la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi nelle Marche e tagli anche a ricerca e sviluppo. «Inaccettabile», aveva esclamato Urso appresa la notizia. Mala multinazionale svedese non si è lasciata intimorire e i lavoratori sono in presidio da giorni. Ieri sono state proclamate altre otto ore di sciopero da declinare a livello territoriale entro il 15 giugno, quando tornerà a riunirsi il tavolo al Mimit. «Electrolux deve ritirare il piano, poi si intavolerà una discussione su come salvaguardare il comparto degli elettrodomestici a livello nazionale», hanno precisato Fiom, Fim e Uilm. La ristrutturazione dell’azienda «rischia di essere una vendita mascherata», ha sottolineato la Fiom, denunciando anche che la multinazionale «sta già svuotando Cerreto prima di aprire la discussione con i sindacati».