Eado Hecht, analista del Centro Begin-Sadat per gli Studi Strategici, nel 2022 aveva lanciato un avvertimento. «Per decenni», scrisse, «i soldati israeliani sono stati abituato a combattere senza alzare lo sguardo per vedere chi fosse l’aereo che rombava sopra le loro teste, sapendo che si trattava di un velivolo israeliano. Ora non può più esserne certo e deve prepararsi a operare sotto cieli ostili». Ed è andata così. Israele, che afferma di avere, assieme agli Usa, la migliore difesa antiaerea del mondo, ha scoperto di essere incredibilmente vulnerabile ai droni di Hezbollah. Che non sono grandi e costosi. Sono piccoli, quelli commerciali a fibra ottica, ai quali i combattenti del movimento sciita aggiungono una carica esplosiva in grado di uccidere un uomo. Le perdite quotidiane evidenziano quanto le forze armate israeliane siano state colte impreparate. Il numero di soldati uccisi dai droni – almeno dieci dal 2 marzo, quando Israele e Hezbollah hanno ripreso la guerra – e dei feriti ha fatto scattare l’allarme rosso nella sede del ministero della Difesa a Tel Aviv. Il governo Netanyahu ha ordinato un’accelerazione dei programmi anti-drone.
Gli ingegneri del ministero si sono concentrati principalmente su soluzioni per i droni guidati con la radiofrequenza mentre, scrive il giornale Haaretz, non hanno ancora saputo dare una risposta ai sistemi a guida in fibra ottica, immuni ai tentativi di disturbo delle comunicazioni. Al punto che è dovuto scendere in campo il settore privato per colmare il vuoto. Due giorni fa si è tenuto a Tel Aviv un summit di varie aziende con l’obiettivo di presentare una soluzione entro tre settimane. Si è appreso che una start up starebbe sviluppando un’arma laser capace di danneggiare questo tipo di droni, una soluzione utilizzata da tempo nel conflitto tra Ucraina e Russia, diventata da tempo la «guerra dei droni». In un’intervista, Bezhalel Machlis, amministratore delegato di Elbit Systems, il più importante appaltatore israeliano della Difesa, ha detto che sta collaborando attivamente con i comandi militari per sviluppare una soluzione rapida. Ha parlato di «armi energetiche». Dall’inizio di maggio l’esercito ha cominciato a impiegare un sistema chiamato Iron Drone Raider di Airobotics: droni equipaggiati con reti progettate per intercettare i velivoli avversari. I risultati, tuttavia, sono modesti.














