Secondo un canale televisivo libanese vicino all’asse sciita, un Hummer dell’esercito israeliano sarebbe stato avvistato dagli avventori di un ristorante a circa 30 chilometri a Nord del confine con Israele, cioè 5 chilometri più su del corso del fiume Litani. Si tratterebbe del punto più settentrionale del Libano raggiunto da veicoli militari dello Stato ebraico in 44 anni, dalla prima guerra tra i due Paesi, quella del 1982. Avanzano sempre più in profondità le truppe israeliane coperte dai bombardamenti dell’aviazione, che intensificano il fuoco: «Tutte le aree a Sud del fiume Zahrani sono zone di combattimento», avvisa i residenti il portavoce di Tsahal. Da Nabatiye, da Tiro, così come dalla valle della Beqaa, è un fuggi fuggi generale: prima, durante e dopo i bombardamenti. Gli attacchi di ieri e del giorno precedente hanno causato, secondo il ministero della Salute libanese, oltre 30 morti, tra cui almeno quattro bambini e tre donne. Anche l’esercito libanese registra un morto tra i suoi soldati, dopo un raid aereo israeliano, martedì, vicino a un posto di guardia nella valle della Beqaa. L’obiettivo dell’escalation, dicono i vertici militari israeliani, è neutralizzare le basi di lancio dei droni di Hezbollah che stanno bersagliando le località israeliane più prossime al confine con il Libano e le postazioni militari lungo la frontiera. Gli scontri sul campo tra Israele ed Hezbollah si riflettono nelle accuse che il Partito (armato) di Dio rivolge contro lo Stato libanese, in vista dei nuovi negoziati tra Gerusalemme e Beirut, in programma domani al Pentagono a Washington, tra le rispettive delegazioni militari. Mahmoud Comati, membro del Consiglio politico del movimento sciita, rinfaccia al presidente Joseph Aoun e alla maggioranza di governo di voler «colpire la resistenza», rivendicando la scelta di rimanere «fieramente» alleati dell’Iran. L’impalcatura di tregue e cessate il fuoco attorno a Israele si sta sgretolando. Ieri anche Hamas ha confermato la morte – e celebrato i funerali – di Mohammed Odeh, che undici giorni prima era stato nominato capo dell’ala militare del gruppo dopo che Tsahal aveva assassinato il suo predecessore, Izz al-Din al-Haddad, all’inizio di maggio. Oltre a Odeh, nel raid su Gaza City sono stati uccisi anche la moglie e due dei suoi figli. I vertici della Difesa israeliana guardano al futuro e si preparano a scenari di incertezza, tanto bellici quanto diplomatici. Una diversa amministrazione statunitense potrebbe mostrarsi meno disponibile ad affiancare Gerusalemme contro le minacce iraniane non estirpate. Da qui, l’accelerazione e il rafforzamento delle proprie capacità militari. Ieri lo Stato Maggiore ha accolto in pompa magna il primo dei nuovi KC-46 Gideon, velivoli cisterna di nuova generazione destinati a sostituire una flotta ormai obsoleta e a moltiplicare la capacità di rifornimento in volo. L’aeronautica sta poi lavorando a un upgrade strutturale delle proprie forze.
Israele, escalation contro Hezbollah in Libano
Oltre 30 morti nel Sud del Paese. Hamas conferma la morte del capo dell’ala armata. Tel Aviv rafforza l’aviazione militare











