La linea gialla non è più un confine, Tsahalin Libano va oltre, procede via terra promettendo di dare la caccia alle postazioni da cui Hezbollah ha sferrato gli ultimi attacchi, colpendo i soldati israeliani con droni, inclusi quelli in fibra ottica, acquisiti grazie alla collaborazione fra la Repubblica islamica dell’Iran e la Russia. L’operazione sembra una corsa contro il tempo rimasto prima che Teheran e Washington si accordino per un memorandum d’intesa per iniziare a negoziare un cessate il fuoco definitivo. Il regime iraniano vuole che la guerra finisca su tutti i fronti e, come ha già fatto in aprile, vuole legare il cessate il fuoco con gli Stati Uniti anche a quello fra Israele e Hezbollah e fra Israele e Hamas. Tsahal, secondo gli accordi raggiunti sia in Libano sia a Gaza, può intervenire se vede una minaccia – nelle intenzioni di Teheran c’è quella di privare Israele di questo potere. L’ultima tregua in Libano era stata raggiunta il 17 aprile, non è mai stata rispettata da nessuna delle due parti e i bombardamenti hanno ripreso a farsi intensi dopo che Hezbollah ha incominciato la sua campagna con i droni, esponendo le fragilità dell’esercito di Israele. Tsahal però, finora, era sempre rimasto dietro alla linea gialla, che delimita la sua zona d’azione, ha iniziato a marciare, andare avanti, e il Jerusalem Post si è domandato i motivi di questa nuova incursione, partendo da un dubbio sull’utilità dell’operazione. La domanda che pone il quotidiano israeliano è se l’incursione sia “volta ad aumentare il controllo sul territorio libanese, esercitando pressione su Hezbollah affinché riduca gli attacchi o accetti addirittura un disarmo parziale, oppure se abbia un valore più simbolico, ovvero dimostrare all’opinione pubblica israeliana che l’esercito e il governo stanno reagendo con fermezza agli attacchi dei droni”. Israele e Stati Uniti si sono mossi ancora una volta insieme, ma su fronti separati. Gli americani, nonostante i negoziati, hanno scelto di tornare a colpire l’Iran, gli israeliani hanno prima ripreso i bombardamenti nel sud (dopo aver chiesto l’autorizzazione a Washington che avrebbe chiesto di non colpire Beirut), poi hanno iniziato l’incursione via terra. I media libanesi parlano di più di venti vittime nelle prime ventiquattro ore. Dopo giorni trascorsi a negoziare e ad attendere la risposta degli iraniani, gli americani hanno mandato un segnale. Per gli israeliani, invece, si tratta di qualcosa di più di un segnale, ovvero della volontà di non sprofondare in uno stato di “pace calda”.Prima del 7 ottobre, la regola era colpire in risposta a un attacco. Da anni, le azioni preventive erano ridotte al minimo. Questo aveva creato una situazione di monitoraggio, più in Libano che nella Striscia di Gaza, in cui gli israeliani di fatto osservavano Hezbollah ampliare le sue capacità, ma non intervenivano. Dopo il 7 ottobre, la concezione è cambiata e Israele ha scelto di agire contro i suoi nemici al minimo segnale, di non lasciare possibilità di proliferazione. Hezbollah rappresenta una minaccia più grande di Hamas in questo momento e nessuno a Gerusalemme vuole che la guerra si concluda con la consapevolezza che il gruppo armato è in grado di lanciare droni che le difese israeliane abbattono ancora a fatica. I colloqui diretti fra Israele e il governo del Libano non si sono interrotti, ma Gerusalemme rimane convinta che i funzionari libanesi, per quanto non tollerino lo stato nello stato che ha creato Hezbollah nel paese, non prenderanno mai delle misure definitive per limitarne il potere. Hezbollah non è entrato nel territorio israeliano, ma dopo il 7 ottobre si è unito alla guerra di Hamas e rimane, nonostante le difficoltà e l’impoverimento, l’alleato a cui l’Iran continua a dare più cure in denaro e armi. Lasciarlo in grado di agire, dopo due anni in cui Tsahal ha applicato una deterrenza capillare e devastante, sarebbe un pericolo e un messaggio di resa a Teheran e ai suoi gruppi armati. Il tempo verso il negoziato scorre, Hezbbolah è ancora al suo posto.Il Jerusalem Post scrive della possibilità che l’incursione oltre la linea gialla sia una dimostrazione alla popolazione israeliana. Il Libano ha un peso politico in questo momento e Israele va a elezioni fra settembre e ottobre dopo una campagna elettorale che sarà incentrata sulla sicurezza. Finora Hezbollah ha costretto gli israeliani che vivono nel nord del paese a evacuare più volte. Si sono sentiti esposti al pericolo, abbandonati, non protetti. Se la minaccia di Hezbollah non verrà eliminata, sarà ascritta tra i fallimenti del governo di Benjamin Netanyahu, soprannominato dall’opposizione “il governo del 7 ottobre”.
L’esercito israeliano avanza in Libano. Vittime e messaggi
I soldati di Israele si muovono oltre la linea gialla. L’obiettivo sono i droni di Hezbollah. I dubbi, la corsa e il peso politico della questione libanese











