Arriva nel pomeriggio di ieri la conferma ufficiale dell’estensione delle operazioni terrestri in Libano oltre la Linea Gialla, la fascia di una decina di chilometri lungo il confine sud e sud-est del Libano già militarmente occupata da Israele. Che Tel Aviv stesse però preparando un’escalation era già chiaro da giorni.
L’ESERCITO «opera in modo mirato oltre la linea di difesa avanzata al fine di eliminare le minacce dirette ai cittadini dello Stato di Israele e ai soldati (…) in conformità con le direttive politiche», si legge nel comunicato dell’esercito israeliano, che ha intensificato gli attacchi sul sud del Libano e sulla valle della Beqa’a, a est, già a partire da lunedì. Centinaia gli attacchi israeliani nella giornata di ieri. Sono dodici le vittime accertate a Machghara, valle della Beqa’a, degli almeno dieci bombardamenti che l’aviazione israeliana ha effettuato sul piccolo villaggio da lunedì sera a martedì mattina. Nel pomeriggio sono arrivati altri ordini di evacuazione per il villaggio e il vicino Sohmor.
Attacchi violenti anche a sud. A Nabatieh l’esercito israeliano ha imposto l’evacuazione dell’intera città. Avichai Adraee, portavoce arabofono dell’esercito israeliano, ha ordinato agli abitanti di spostarsi «a nord del fiume Zahrani», a una quarantina di chilometri dal confine tra Libano e Israele. Ieri pomeriggio si contavano già una quarantina di bombardamenti su tutto il distretto. Raid anche a Tiro e nella sua provincia. A Chuaya, nei pressi di Hasbaya, nel profondo sud libanese, sono stati accertati gli ennesimi bombardamenti al fosforo bianco. Il ministero della salute libanese ha appena pubblicato un report aggiornato sull’ecocidio e l’urbicidio sistematico perpetrato da Israele nel sud del Libano.











