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4 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:38

L’esercito israeliano ha dato il via a una nuova fase della mobilitazione di truppe in territorio libanese, in aggiunta ai cinque punti di stazionamento nei quali l’Idf è rimasta dopo la firma del cessate il fuoco di novembre 2024, data dalla quale ha già compiuto oltre 3mila violazioni. La decisione è arrivata dopo che Hezbollah ha per la prima volta in un anno e mezzo risposto al fuoco israeliano, con il lancio di alcuni missili e droni verso Tel Aviv e Haifa, all’indomani dell’uccisione della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei. Israele ha già risposto con una serie di bombardamenti con il governo libanese che ha dichiarato “illegali le attività militari di Hezbollah”, paventando arresti di chiunque vi partecipi. Ma soprattutto, i carri armati israeliani hanno annunciato, di nuovo, l’invasione del sud del Libano, usando il pretesto delle nuove tensioni in Medio Oriente per perseguire i suoi scopi espansionistici.

L’invasione arriva in un momento già delicato per gli equilibri interni del Paese: completata la prima fase del disarmo della milizia filo iraniana a sud del fiume Litani da parte delle Forze Armate Libanesi (LAF), la situazione viveva una fase di stallo, con l’annuncio da parte di queste ultime della preparazione della fase 2 – cioè il disarmo tra il fiume Litani e il fiume Awali, più a nord – alla quale Hezbollah stessa aveva già detto di opporsi, proprio in ragione del fatto che le Idf non hanno mai rispettato gli accordi sul cessate il fuoco (che riguardava appunto solo la zona a sud del Litani).