All'indomani dell'annuncio video, il premier israeliano ha rilasciato una nuova dichiarazione per confermare che "l'operazione in Libano si sta intensificando: l'Idf è con ingenti forze sul terreno e sta conquistando posizioni strategiche dominanti. Si sta rafforzando la fascia di sicurezza per proteggere le comunità del nord". Non solo: "Parallelamente, stiamo portando avanti un enorme sforzo nazionale per promuovere soluzioni creative e innovative contro i droni esplosivi".

Le parole di Benjamin Netanyahu sono arrivate nella serata di martedì, in risposta al martellamento di velivoli senza pilota lanciati da Hezbollah sulla Galilea, e dopo che 24 ore prima le opposizioni hanno sparato a zero su di lui - da Lieberman a Lapid, a Gantz e Golan - accusandolo di aver fallito nella promessa di sicurezza per la popolazione della Galilea, di essere una marionetta nella mani di Donald Trump, di danneggiare gravemente Israele accettando il diktat Usa nel Memorandum con l'Iran. E soprattutto di "non essere più in grado di governare" perché "invecchiato e malato". Al primo ministro inoltre è stato aspramente contestato che dall'annuncio della "tregua armata", 11 soldati israeliani sono stati uccisi in Libano e nulla è stato fatto per contrastare i droni della milizia sciita, tenendo la popolazione in uno stato costante di guerra e insicurezza. Come hanno notato gli analisti israeliani, la maggior parte delle opposizioni praticamente sorpassa Netanyahu a destra. Ma martedì, dopo la ripresa delle ostilità, nessuno ha fiatato. Non ci sono state dichiarazioni di fuoco, né da destra né da sinistra. Un silenzio che, nello scenario elettorale alle porte, non significa assenso, bensì preparazione alle prossime mosse.