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Negli ultimi giorni le forze armate israeliane hanno iniziato a espandere le operazioni militari nel Libano meridionale, spingendosi sempre più in profondità nonostante il cessate il fuoco con il governo libanese in vigore da aprile. Venerdì l’esercito israeliano ha superato il fiume Litani (o Leonte), che era stata la linea su cui si erano attestati i soldati nei precedenti cessate il fuoco e anche stavolta delimita, in teoria, la “zona cuscinetto” che Israele sta continuando però a occupare.

L’esercito aveva oltrepassato il Litani anche giovedì, ma poi si era ritirato al termine della missione. Venerdì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha visitato le truppe al confine con Israele e ha celebrato le operazioni degli ultimi giorni: il governo israeliano le ha motivate sostenendo che servano a impedire a Hezbollah, il gruppo alleato dell’Iran, di continuare a lanciare droni. I miliziani di Hezbollah spesso fanno avanti-e-indietro per lanciarli: l’offensiva di terra di Israele ha comunque obiettivi probabilmente più ambiziosi rispetto a quello soltanto di bloccare i lanci di Hezbollah.

L’esercito israeliano aveva ricominciato le operazioni di terra martedì. Nei giorni successivi ha intensificato i bombardamenti e giovedì è stata colpita la capitale libanese Beirut per la prima volta da tre settimane. Superare il fiume Litani, e rivendicarlo come ha fatto Netanyahu, ha anche una valenza simbolica: significa che le forze israeliane hanno mandato di uscire dalla “zona cuscinetto” che avevano dichiarato come tale unilateralmente, e che lo stanno facendo sempre più spesso.