Benjamin Netanyahu si è tenuto le mani libere. Appena Donald Trump ha annunciato che l’accordo con l’Iran era vicino, il premier ha fatto sapere che Israele si considera in diritto di continuare a colpire Hezbollah in Libano. Fonti della sicurezza hanno riferito di aver esteso le operazioni di terra sia oltre la “Linea gialla” che a nord del fiume Litani, fino a ieri considerato dall’esercito come il limite oltre il quale non avanzare. Tel Aviv ha giustificato l’accelerazione con la necessità di arginare la minaccia di attacchi con droni esplosivi contro il nord di Israele. Secondo diverse analisi, Hezbollah avrebbe adottato nuove tattiche nell’utilizzo dei velivoli senza pilota, puntando su quelli di tipo “FPV“, acronimo di “First Person View“, molto economici e invisibili o quasi ai sistemi di difesa più sofisticati.
Sviluppato nel conflitto tra Russia e Ucraina, l’utilizzo dei cosiddetti droni “giocattolo” ha cambiato il modo di fare la guerra. Piccoli quadri-cotteri del valore di poche centinaia di euro vengono dotati di una carica esplosiva e un cavo in fibra ottica che permette all’operatore di individuare il bersaglio per poi colpirlo con il velivolo stesso. Ieri pomeriggio Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato un “drone d’attacco” contro un veicolo israeliano a Bint Jbeil, nel sud del Libano, e un altro drone contro un altro mezzo israeliano a Zawtar al-Sharqieh, città nel distretto di Nabatieh a nord del Litani dove ieri si sono spinte le operazioni di terra delle Idf. Secondo le Israele Defense Forces, tra il 17 e il 24 maggio il Partito di Dio ha sferrato 161 ondate di attacchi, 105 delle quali condotte con questo tipo di velivoli.














