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3 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:07

L’ultimo in ordine di tempo si chiamava Ali al-Hadi Mustafa al-Haqqani. “Ufficiale di alto rango delle unità di difesa aerea dell’organizzazione terroristica Hezbollah“, hanno annunciato le Israel Defense Forces su Telegram, “Haqqani era stato recentemente coinvolto negli sforzi per ricostituire l’infrastruttura militare” del Partito di Dio. Per questo le Idf lo hanno “eliminato” domenica nell’area di Harouf, nel sud del Libano. E’ la seconda vittima registrata a febbraio dalla guerra invisibile che Tel Aviv continua a condurre nel Paese dei cedri, dopo un gennaio da record. Secondo l’ultimo report di Alma Research, think tank israeliano che monitora il confine nord, nel mese appena concluso l’aeronautica dello Stato ebraico ha condotto 87 attacchi aerei in territorio libanese: il numero più alto da quando, il 27 novembre 2024, è entrato in vigore il cessate il fuoco. Il dato è più che raddoppiato rispetto a dicembre 2025, quando i raid erano stati 41, e porta la media mensile a circa 2,8 attacchi al giorno, il picco registrato dalla fine della guerra.

Di questi, 43 raid (il 49,4% del totale), hanno colpito l’area a nord del fiume Litani, dove la presenza di Hezbollah è più radicata: 38 hanno preso di mira “infrastrutture terroristiche”, mentre 5 hanno portato a “eliminazioni mirate”, ovvero all’uccisione di membri dell’organizzazione sciita. Altri 31 attacchi (il 35,6% del totale) hanno riguardato l’area a sud del fiume, dove Israele ritiene sia ancora forte la presenza dei miliziani, e i restanti 13 (14,9%) sono stati effettuati nella valle della Beqaa, che “costituisce la retroguardia logistica e operativa del gruppo”. Ventuno i presunti “terroristi” eliminati: “20 di Hezbollah e uno di Hamas“, ucciso nel villaggio di Braikeh, a nord del Litani. Dall’inizio del cessate il fuoco, precisa il report, gli agenti del Partito di Dio uccisi sono stati 252.