di
Simone Canettieri
La ricerca di un nuovo strumento. Allarme del Fondo monetario sul livello del debito italiano
Nessuna fuga in avanti, zero strappi. Giorgia Meloni vuole evitare che la complicata e stretta trattativa con Bruxelles per ottenere fondi e flessibilità per le spese per l’energia — al pari dei fondi ottenuti per la difesa — si trasformi in un rodeo. Cioè in una gara muscolare a uso e consumo della propaganda politica interna dei partiti della sua maggioranza, per arrivare fino alla mina vagante Roberto Vannacci.
La premier non indietreggia nelle richieste, come ha ribadito anche davanti all’assemblea di Confindustria. Ecco perché «tutto sarà controllato e ordinato», ripetono in queste ore i ministri che si stanno confrontando con la premier, senza la smania di apparire. Una risposta indiretta alle pulsioni che provengono, giusto per non fare nomi e cognomi, da Matteo Salvini. Anche ieri il leader della Lega è tornato a picconare Bruxelles, arrivando a dire che se l’Europa dirà di no all’utilizzo della clausola di salvaguardia per le spese dell’energia, «il governo italiano andrà avanti da solo». Davanti a queste agenzie di stampa il commento di chi consiglia Meloni e segue i negoziati è stato lapidario: «L’Italia non reggerebbe un braccio di ferro con Bruxelles, l’Italia dunque il governo: chiaro, no?».












