Pubblicato il: 27/05/2026 – 20:44
di Giorgio Curcio
CATANZARO C’è una nuova richiesta di rinvio a giudizio per Domenico Maria Pallaria, dirigente della Regione Calabria, ma con un perimetro più ristretto rispetto al passato. Dopo lo stralcio della sua posizione disposto nell’udienza del 10 marzo scorso dal gup di Catanzaro, in seguito all’eccezione di nullità sollevata dalla difesa per il mancato interrogatorio dopo la chiusura delle indagini, la Procura ha riformulato l’atto. Nell’udienza preliminare fissata per il 23 giugno 2026, il giudice dovrà decidere se mandare o meno a processo Pallaria per le contestazioni rimaste in piedi.La nuova richiesta, firmata dal sostituto procuratore Marco Petillo, riduce il numero dei capi d’imputazione ma mantiene un quadro accusatorio articolato. I reati ipotizzati sono corruzione, falsità ideologica e peculato d’uso. Quest’ultimo profilo, relativo all’utilizzo dell’auto di servizio per ragioni personali, non compare nel riepilogo finale dell’agenzia Ansa ma è contenuto nella richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura.
L’incarico alla Protezione civile e la contestazione sui «favori sessuali»
Il primo filone riguarda l’incarico conferito a Giovanna Belvedere. Secondo l’accusa, Pallaria, all’epoca dirigente generale reggente del Dipartimento di Presidenza e della struttura autonoma Protezione civile della Regione Calabria, si sarebbe attivato affinché la donna venisse assunta da Azienda Calabria Lavoro e collocata presso la Protezione civile regionale. La Procura contesta che l’assunzione sarebbe avvenuta in modo diretto, senza una procedura pubblica di reclutamento e senza il concreto accertamento dell’impossibilità di utilizzare risorse interne all’amministrazione. In cambio, sostiene l’accusa, Pallaria avrebbe ricevuto prestazioni sessuali o la promessa delle stesse. I fatti contestati sarebbero avvenuti a Catanzaro tra gennaio e luglio 2019.















