A una settimana dalle perquisizioni nell’ufficio dell’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, mercoledì le forze dell’ordine spagnole sono tornate nella stessa strada di Madrid, solo qualche numero civico più in là, dove ha sede il Partito socialista spagnolo (Psoe). Stavolta non era una perquisizione invasiva, come quella che ha fatto rinvenire una gran quantità di gioielli in una cassaforte di Zapatero (che intanto ha ottenuto un rinvio al 17-18 giugno della sua prima udienza davanti al gip), bensì un ordine di esibizione di documenti che la Guardia Civil reputa importanti in un’altra indagine, una delle tante isole dell’ingarbugliato arcipelago di casi giudiziari che coinvolgono alti quadri del Psoe e stretti collaboratori del primo ministro Sánchez. Quest’ultimo, mentre gli agenti entravano nella sede del suo partito, era in udienza da papa Leone XIV, in Vaticano, e ha poi tenuto una conferenza stampa nella quale ha ripetuto i concetti di sempre: fiducia nell’operato della giustizia, ma anche in Zapatero. Resta un margine di apertura per eventuali castighi da infliggere ad altri militanti eventualmente caduti o prossimi a cadere nelle maglie della giustizia. Gli ultimi nomi nel registro degli indagati sono Ana María Fuentes, dirigente federale, e Gaspar Zarrías, ex vicepresidente della Giunta dell’Andalusia, già feudo socialista dove il Psoe perde voti da anni.Questa indagine in particolare riguarda Leire Díez, personaggio noto come la fontanera, cioè l’idraulica del Psoe (in riferimento ai famosi “idraulici della Casa Bianca” del caso Watergate). Secondo il pm sarebbe al centro di una macchina organizzata dall’ex segretario amministrativo del Psoe, Santos Cerdán, per corrompere o screditare agenti, magistrati e giornalisti, chiunque provasse a condurre indagini sul partito, il governo o persone vicine a Sánchez, come sua moglie Begoña Gómez. Secondo l’ipotesi investigativa tutto sarebbe cominciato proprio quando Sánchez si prese i famosi cinque giorni di riflessione, nell’aprile 2024, per decidere se dimettersi o proseguire dopo che era stata aperta un’inchiesta sulla moglie Begoña per malversazione. Evidentemente avrebbe deciso non solo di proseguire, ma di contrattaccare. Mentre visitavano la sede del Psoe, altri agenti dell’Unità centrale operativa (Uco, per la Guardia Civil spagnola è un po’ come il Ros dei Carabinieri) entravano nella loro stessa sede, a Madrid, per raccogliere elementi su possibili pressioni fatte o ricevute dai colleghi (un agente è indagato). Inoltre, si sospetta dell’esistenza di una “cassa B”, cioè una contabilità parallela che avrebbe finanziato il partito, prevalentemente in contanti, e operazioni segrete come quelle di Cerdán e Díez, arrestata e poi rilasciata a dicembre insieme a Vicente Fernández, ex direttore di Sepi, società del ministero delle Finanze che gestisce le partecipazioni statali, a sua volta responsabile del salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra, per cui Zapatero è indagato in un’altra inchiesta. Se si aggiunge che Begoña Gómez è stata nel frattempo rinviata a giudizio e che giovedì inizia un processo simile contro David Sánchez, fratello del premier, si capisce perché la partita più difficile per Pedro è quella che si gioca in casa. È enorme l’imbarazzo fra i partiti coalizzati nel sostegno dato al governo nel 2023. Di fatto, quella coalizione non c’è più. Troppo eterogenea, perdeva pezzi da tempo ed è uno dei motivi per cui in questa legislatura non si è mai presentata una Finanziaria, aumentando il senso di opacità dei conti pubblici su cui il parlamento dovrebbe pronunciarsi.La paura è che il tracollo elettorale dei socialisti, manifestatosi “a puntate” in tre recenti elezioni regionali, trascini i partner alle elezioni municipali del maggio 2027 e poi alle legislative di un paio di mesi dopo. Gli stessi socialisti chiedono ora elezioni anticipate. Non tutti, ma fra questi c’è Emiliano García-Page, uno dei soli tre governatori di regione che restano al Psoe. Anche lo storico premier Felipe González ha chiesto “rispetto per la fanteria” dei sindaci che fra un anno saranno prevedibilmente falciati. Al Partito popolare e a Vox, invece, non resta che sedersi e aspettare che passi il cadavere del nemico. Eppure, Sánchez sembra imperturbabile. Da Roma ha parlato dei grandi temi che piacciono a lui, dalla pace mondiale ai buoni numeri dell’economia spagnola. A domanda su eventuali dimissioni ha risposto che non convoca elezioni per “interesse di partito”. Che così morirà dissanguato.