L’antisemitismo riemerge dalle chat private della politica e scuote i palazzi romani. L’innesco è trentino, ma l’eco ha raggiunto la Camera dei deputati, imponendo un interrogativo cruciale: dove finisce la responsabilità istituzionale e dove inizia il cosiddetto “sfogo privato”?
A rivelare il caso è stata un’inchiesta del quotidiano Domani sui messaggi circolati in un gruppo WhatsApp denominato “Congresso FdI”, composto da 14 partecipanti tra dirigenti e figure dell’area della destra trentina.
A far esplodere la polemica è stata una frase attribuita a Cristian Zanetti, ex consigliere comunale che nel novembre 2025 aveva sfidato l’attuale leader provinciale Francesca Gerosa per la guida del partito: «Non so cosa ci sia peggio degli ebrei».
Non un semplice militante: pur sconfitto, Zanetti aveva raccolto il 32% dei voti, entrando di diritto nel coordinamento provinciale.
Lo stesso Zanetti ha invocato un “intento diffamatorio” e parole “fuori contesto”, mentre Gerosa ha preso le distanze definendo la chat “non ufficiale”. Una linea difensiva che non ha impedito al caso di travalicare i confini locali.










