di
Lorenzo Nicolao
La rivelazione del «Domani», bufera nel partito. L'assessora Gerosa, vertice locale: «Io all'oscuro di tutto, non era un gruppo ufficiale». In 14 nella chat, interni ed esterni al partito di Giorgia Meloni
Bufera nel gruppo trentino di Fratelli d’Italia, dopo le rivelazioni del quotidiano «Il Domani». Scalpore per la pubblicazione di due screenshot, estrapolati da un gruppo Whatsapp. Nella chat erano presenti anche l’ex consigliere comunale Cristian Zanetti (in corsa per la presidenza del partito in Provincia di Trento lo scorso novembre), il consigliere comunale Daniele Demattè, l’esponente del partito Silvia Farci ed Emilio Giuliana, figura esterna a FdI ma attiva nella politica trentina. In queste due immagini compaiono commenti antisemiti e pesanti insulti contro la comunità ebraica, seguiti alla condivisione nel gruppo di una foto del giornalista David Parenzo con Francesco Barone, figura sostenuta con forza da FdI per la presidenza della Trentino School of Management (Tsm).
L'assessora meloniana Gerosa: «Io all'oscuro, chat non ufficiale»Il gruppo non è quello ufficiale, utilizzato dal partito della premier Giorgia Meloni per organizzare le attività nella Provincia autonoma. «Congresso FdI», questo il nome della chat, accoglie 14 membri, interni ed esterni al partito. A giudicare dal nome, era stato probabilmente usato durante la fase congressuale, prima che lo scorso novembre Francesca Gerosa superasse lo stesso Zanetti nella sfida per la presidenza del partito in Trentino. L’assessora provinciale che ha ottenuto allora il 68% delle preferenze è tra le prime a commentare la vicenda: «Ho appreso dall’articolo i contenuti dei messaggi, ma ero all’oscuro di tutto — afferma. — Non trattandosi di una chat ufficiale, dove intervengo solo io e comunico le questioni organizzative, non ho idea di cosa si trattasse. È un gruppo usato da pochi soggetti. Il partito in quanto tale è totalmente estraneo alla vicenda». Gerosa spiega che già oggi ci saranno «i dovuti confronti, per far chiarezza quanto prima nelle sedi opportune».










