Milano, 27 maggio 2026 – Hanno messo radici nei primi anni Duemila, hanno imperversato praticamente incontrastate per oltre un decennio, fino all’incirca al 2015, quando una serie di riuscite operazioni di polizia e carabinieri hanno depotenziato e disarticolato, grazie a centinaia di arresti, la loro pericolosità. Oggi le gang di Latinos hanno ridisegnato la geografia criminale di Milano, città che si è conquistata il poco onorevole status di capitale di questo fenomeno d’importazione, e lo scenario in cui si è consumato l’omicidio di martedì sera, 26 maggio, alla stazione Certosa lo lascerebbe prefigurare.
La Barrio 18
Da oltre un ventennio, a Milano sono presenti almeno quattro gang: i Latin King, la Marasalvatrucha 13, Barrio 18 e Trinitarios. Quattro i Paesi che fungono da serbatoio per i loro appartenenti: Perù, Ecuador – il Paese di provenienza di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne accoltellato questa notte sui binari della stazione Certosa – il Salvador e la Repubblica Dominicana. Tutte hanno le loro radici in America Latina e negli Stati Uniti. Come la Barrio 18. Per la quale Milano è diventata una città di capitale importanza al pari di Los Angeles dov’è nata, e dove si contano almeno 50mila affiliati. Nella capitale lombarda i Barrio 18 hanno eletto come territorio d’appartenenza le zone di via Padova, del Parco Trotter e l’area tra piazza Costantini e via Sammartini vicino alla stazione Centrale.









