Un gruppo di quindici, venti ragazzi tutti latinos tutti con la maglietta nera e tatuaggi sul corpo, alcuni a volto coperto, alcuni giovanissimi, stringendo nelle mani i sassi, probabilmente appena raccolti dai binari e delle bottiglie, certamente epilogo della serata. Ragazzi che, senza insultare né minacciare, senza che ci sia alcun pretesto apparente attraversano i binari della stazione di Milano Certosa fino a raggiungere la banchina numero sei, dove altri tre sudamericani, Gianluca Ibarra Silvera 22 anni, italiano originario dell’Ecuador, di professione allestitore di stand, senza precedenti, è seduto su una panchina con il fratello e un amico. I tre vengono bersagliati di colpi, si infilano nei binari e scappano. Inseguiti dal gruppo di sudamericani. Quando tornano sui loro passi una quindicina di minuti dopo, Giancluca Ibarra Silvera è steso sui binari con uno squarcio a una gamba, forse fatto con un coccio di bottiglia, più probabilmente con una coltellata (un coltello è stato trovato tra le sterpaglie). Morirà nella notte in ospedale, al Fatebenefratelli, dove è stato inutilmente operato d’urgenza. Ferito a una mano anche il fratello della vittima, mentre l’amico ha riportato delle abrasioni. Nel fuggire, il branco di aggressori ha preso due treni in direzioni opposte, uno per Milano l’altro per Treviglio. Sui binari gli aggressori oltre alla vittima lasciano il suo telefono e il denaro.Non è stata una rissa, né una rapina, quindi, ma un’aggressione a freddo. Il sospetto degli investigatori della squadra Mobile, diretta da Alfonso Iadevaia, con il pm di Milano Elio Ramondini, è che si tratti di una Pandilla , una gang latinoamericana: abiti, tatuaggi e modalità d’azione indicherebbero proprio questo. E se così fosse, per Milano si tratterebbe della ripresa di un fenomeno che sembrava essere stato sradicato dopo gli arresti e le condanne per l’aggressione al capotreno di Trenord avvenuta nel 2015 in seguito all’uccisione di un 18enne su un tram in zona Bocconi. In entrambi i casi i responsabili erano giovani della Ms13.Così descrive ciò che è avvenuto martedì sera uno studente dell’Ecuador che ha assistito all’intera scena, senza capire, per via del buio, che si trattava di un omicidio «Erano le 22.15 più o meno perché il treno passava alle 22.13, quello per Treviglio. Questi ragazzi erano un bel gruppo di almeno quindici, venti persone, erano tutti vestiti di nero, come me peraltro, avevano tutti dei tatuaggi ed erano tutti sudamericani. Hanno attraversato i binari, c’era anche uno che con il monopattino e c’erano tre ragazzi seduti sulla banchina. Ho visto che avevano delle bottigliette in mano. Non c’era stato alcun battibecco prima. Mi è sembrato strano che li puntassero in quel modo, così, senza che ci sia stato niente prima. Non ci sono state urla. Hanno iniziato a correre lungo in binari lanciando sassi e bottigliette. Io ero spaventato, non è la prima volta che assisto a scene simili (di lanci di bottiglie e oggetti, ndr ). Alcuni di loro li ho già visti in zona fare di queste cose. Bazzicano da queste parti». «Poi - prosegue il suo racconto - così come erano spariti lungo i binari sono ritornati dal nulla e io mi sono detto: “è finito tutto”. E quando ho visto le notizie questa mattina (ieri, ndr ) ho pensato: cavolo c’ero anch’io».Durante la fuga il gruppo si è diviso. «La maggior parte è salita sul treno verso Treviglio ma alcuni sono saliti sul treno con me» verso Milano Porta Garibaldi. «Una parte di quelli che erano in treno con me sono scesi alla fermata dopo», a Villapizzone. Gli altri hanno proseguito verso Porta Garibaldi. «Erano tranquilli, più che tranquilli, erano in silenzio, non dicevano una parola, si erano divisi in gruppi di due. Io a quel punto sono salito sul piano superiore del treno, perché comunque non mi andava di stare vicino a loro e non volevo che mi vedessero. E sì, certo, ho paura». «Ho riconosciuto uno di loro - ha detto invece il padre della vittima - perché ero qui prima che avvenisse tutto e loro erano già qui. L'ho riconosciuto dai tatuaggi, è un capo della Ms13. Loro sono fatti così, considerano questo il loro territorio».Sul tema della possibile ricomparsa delle pandillas, e del timore di un loro ritorno, c’è un piccolo fatto avvenuto il 10 aprile scorso all’epoca non segnalato, ma tenuto lì come promemoria. La segnalazione di un ritrovamento in viale Marche, non lontano dalla redazione di questo giornale. Una bottiglia di vino, delle rose, un sigaro, una ciotola d’acqua e un mucchietto di farina lasciati sull’asfalto. Cibo, bevande e generi di conforto per il viaggio nell’aldilà. Un rito che viene fatto per i morti il 2 novembre in Messico e in altri paesi del Centro America. Ma che al di fuori di questa data lo fanno gli affiliati alle pandillas per celebrare i loro caduti: «Qui è morto un marero (uno della Mara Salvatrucha, Ms13)», è il suo significato. Va anche detto che in quei giorni e in quella zona non ci sono stati fatti di sangue. Tuttavia il sospetto che si tratti di una messa in scena fatta da aspiranti pandilleros c’è tutto.Il direttore di Transcrime: anche se è tornata l'Ms13 sarà comunque un fenomeno nuovoSono davvero ritornate le pandillas a Milano, dopo un sonno durato un decennio? Oggi si torna infatti a parlare di un fenomeno che a Milano sembrava scomparso negli ultimi anni dopo gli arresti dalla gang Ms13, i cui affiliati avevano mutilato un capotreno di Trenord a colpi di machete nel 2015 e ucciso un 18enne in un agguato su di un tram un anno dopo. Per Ernesto Savona, di Transcrime, il centro di ricerca interuniversitario associato alla Cattolica autore di una ricerca proprio sul fenomeno delle bande di latonos a Milano «è ancora presto per dare una risposta». «Certo però è - aggiunge- che in questo fiume di violenza giovanile, con la diffusione delle armi bianche possa oggi ripresentarsi o confluire quello che ieri era un fenomeno tipico delle bande sudamericane». «Se così fosse - aggiunge - ci ritroveremo di fronte allo stesso fenomeno, su dimensioni ampliate e anche con più difficoltà nell’identificarlo perché meno strutturato, magari con gruppi meno chiusi, in contatto o in rapporto di conflittualità con altri». Come i maranza.Il rituale per i morti allestito lo scorso aprile dietro la redazione di Avvenire a Milano
Dietro l'omicidio del giovane a Milano l'ombra oscura del ritorno delle "pandillas"
Gianluca Ibarra, 22 anni, è stato aggredito a freddo da un gruppo di latinos vestiti di nero. Il padre riconosce dai tatuaggi l'appartenenza al famigerato gruppo Ms13










