Nel giorno in cui era stato annunciato che un accordo era imminente, gli USA hanno bombardato siti missilistici a Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, e le navi che volevano minare lo Stretto di Hormuz. Lo US Central Command (CENTCOM) ha dichiarato che si tratta di un attacco di autodifesa per proteggere le truppe nella regione minacciate dalle forze iraniane. Dal canto suo, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) ha fatto sapere che una nave era stata colpita prima degli attacchi USA. Il nuovo scontro arriva mentre i negoziatori di Teheran arrivavano a Doha, in Qatar, nel tentativo di trovare un accordo per terminare la guerra nel Golfo. La Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha dichiarato martedì sul suo canale Telegram che le potenze del Golfo non saranno più uno scudo per le basi degli Stati Uniti. La dinamica sembra riprendere lo schema che aveva già caratterizzato il conflitto: annunci di intese imminenti seguite da attacchi che di fatto rimandano i colloqui. E nel tentativo di trovare una soluzione, il presidente USA Donald Trump ora dice che vorrebbe includere gli accordi di Abramo – cioè quel processo di normalizzazione dei rapporti tra paesi musulmani e Israele – nell’intesa con l’Iran. Dal canto suo, invece, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che Israele intensificherà gli attacchi contro Hezbollah nel sud del Libano.