Con Giuseppe De Rita, fondatore del Censis e studioso da decenni di trasformazioni, analizziamo la crisi della classe dirigente italiana,

Professor De Rita, le amministrative sembrano aver certificato la crisi della classe politica, soprattutto a sinistra. È così?

«È una crisi generale, che riguarda tutti. Non soltanto la destra o la sinistra. Il vero problema è che oggi la classe dirigente non riconosce più le proprie radici culturali e storiche. Una classe dirigente si forma se ha memoria di sé stessa, se sa da dove viene, se sviluppa continuità. Oggi invece tutto si consuma nell’immediatezza».

La destra governa ma sembra ancora fragile sul piano della costruzione di una classe dirigente stabile.

«Normale. La destra italiana ha radici meno profonde rispetto ad altre culture politiche. Per questo ha un compito più difficile. Ma anche la sinistra sembra aver smarrito il rapporto con la propria storia. Oggi la classe dirigente progressista a chi si collega? Quale asse storico, culturale, sociale interpreta? A Venezia il Pd ha fatto persino volantini in bengalese. Ma se non ti ricolleghi alla tradizione della città, ai suoi imprenditori, ai suoi intellettuali, resti estraneo alla realtà politica».